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martedì 7 febbraio 2012

Istituto comprensivo: "non sia solo un contenitore di scuole"

Scuola e istituto comprensivo: Giancarlo Cerini PARTE 2. 
L'istituto comprensivo non dev'essere un contenitore di scuole, ma un'opportunità per migliorare l'offerta educativa nel nostro Paese.

lunedì 6 febbraio 2012

Istituto comprensivo: ma che fretta c'era?

Giancarlo Cerini, dirigente ufficio scolastico dell'Emilia Romagna, interviene al convegno organizzato dal Pd Desenzanese sulla scuola e la novità degli istituti comprensivi. (parte 1)

giovedì 2 febbraio 2012

Scuola: istituto comprensivo, novità e valori in gioco

In un recente convegno coordinato dalla dottoressa Rosa Leso si è parlato di Scuola, un tema molto importante, ma non sempre posto adeguatamente all’attenzione dei cittadini come meriterebbe per gli effetti che ha sulla formazione dei giovani. L’argomento principale, sviluppato dal Dirigente Scolastico Regionale dell’Emilia Romagna dott. Giancarlo Cerini, era l’Istituto Comprensivo, la cui forma organizzativa mette insieme, in un unico segmento scolastico: la Scuola dell’Infanzia, (tre anni), la Scuola Primaria(cinque anni) e la Scuola secondaria di primo grado (tre anni). Per accorpare le tre diverse scuole è indispensabile una popolazione scolastica non inferiore alle mille unità (gli standard di riferimento per gli alunni effettivamente iscritti). In molte realtà questo dimensionamento, interessando vari territori non sempre omogenei, pone alcune criticità. Infatti possono essere uniti sotto una stessa dirigenza, e quindi in una stessa Scuola Comprensiva, anche Comuni diversi che devono fornire, attraverso il Diritto allo Studio, beni e servizi di gestione e soprattutto contributi per favorire la realizzazione dei progetti del Piano Offerta Formativa.

Sirmione per esempio è al centro dell’Istituto Comprensivo costituito dalla sua scuola Media, Primaria e dell’Infanzia, dalla scuola Media Trebeschi, dalla Primaria e Media di Pozzolengo. Il concetto nuovo che emerge da questa razionalizzazione è quello di “Comunità Educante” che supera i vincoli legati alla geografia politica e amministrativa del luogo. Il progetto dell’Istituto Comprensivo allora si intreccia con il futuro dei giovani perché vuole occuparsi del “bene comune” in modo disinteressato e generoso creando una spazio, la Città, in cui si sviluppa l’educazione e la formazione che insieme arricchiscono, di conoscenza e di competenza, la società di domani. I punti di forza di questo Sistema-Scuola sono:

1) Rafforzamento del rapporto Scuola educante e Comunità (intesa come Istituzioni, Enti Locali, Imprese, Volontariato, Rete solidaristica, Associazionismo e Gruppi Sportivi non agonistici) che dovrà produrre un Capitale Sociale da investire nella coscienza civile come preparazione dell’uomo e del cittadino.

2) Pluralità di docenti appartenenti a livelli diversi d’istruzione (Insegnati di scuola materna, elementare e media) che con la loro professionalità diversificata migliora qualitativamente l’Offerta Formativa. E’ possibile sopperire, per esempio, alla carenza di organico specialistico con la creazione dell’Organico d’Istituto, di cui fanno parte docenti stabili per almeno un triennio, che consente di avviare una Didattica alternativa per risolvere problemi di apprendimento e di indisponibilità allo studio. Si pone fine alla segmentazione degli apprendimenti per stadi obbligati connessa ai diversi cicli scolastici dove oggi è in atto una frattura di continuità, rintracciabile nella difficile comunicazione pedagogica e metodologica. E’ possibile offrire invece un modello formativo - orientativo continuo e uniforme che accompagna l’alunno in apprendimento fino alla soglia delle scelte importanti per il proseguimento del suo impegno scolastico nella Scuola Superiore. Si crea così una scuola che coinvolge, che si mette in gioco per attivare un processo di crescita interna ed esterna in grado di far emergere abilità e attitudini che valorizzino il merito degli studenti.

3) Il Piano dell’Offerta Formativa (POF), in grado di censire i bisogni dell’utenza scolastica ormai proiettata verso una società della conoscenza globale e telematica. Agli alunni è importante, perciò, fornire strumenti di diagnosi per migliorare l’acquisizione dei saperi disciplinari e i relativi contenuti (puntando sul rafforzamento della Lingua e della Matematica), che sviluppano le competenze generali e specifiche dell’alunno. Fare una buona scuola significa allora investire in produzione di idee, sviluppo di capacità per risolvere problemi, creare nuovi modelli organizzativi nel lavoro, flessibilità di coniugare economia, politica e sviluppo sostenibile all’interno dell’ecosistema in cui ci si trova a vivere. Che è poi la Missione della Scuola.

Federico Bufalo, circolo pd Sirmione

mercoledì 1 febbraio 2012

Rosa Leso: scuola ed istituti comprensivi, come siamo messi a Desenzano

Rosa Leso, candidata del Partito Democratico alle elezioni amministrative 2012 di Desenzano del Garda, interviene al convegno organizzato dal PD Desenzano per discutere di SCUOLA e ISTITUTI COMPRENSIVI: "ritorniamo a pensare, ad elaborare, perché fare una buona scuola è presupposto per fare una buona comunità."

"Fermarsi a riflettere sarebbe stato importante, non solo per i numeri, ma anche per organizzare al meglio le nuove strutture scolastiche. Capire se fare una nuova scuola e dove è meglio realizzarla."

parte 1

parte 2


Eccole nostre proposte in Regione Lombardia:
Progetti di legge per asili nido ed autonomia scolastica del PD LOMBARDO

domenica 22 gennaio 2012

Evento Scuola a Desenzano


"Alla luce del dimensionamento effettuato anche in provincia di Brescia in applicazione della legge 111 ( finanziaria estiva Tremonti ) si è deciso di organizzare per SABATO 28 GENNAIO a Desenzano ( comune interessato dall’anno scol. 2012/13 a tale provvedimento) un incontro con il Dott. Giancarlo Cerini, direttore generale dell’ufficio scolastico regionale Emilia Romagna , noto pedagogista e autore di numerosi articoli e pubblicazioni su riviste specializzate della scuola , già membro della Commissione per l’elaborazione degli orientamenti della scuola dell’infanzia e uno dei pricipali sostenitori dell’istituto comprensivo come “ valore”.
L’incontro si terrà c/o il Palazzo del Turismo in via porto vecchio 36, con inizio alle ore 16.
Vi aspetto numerosi!
Grazie e cordiali saluti, Rosa Leso."

L'evento su Face Book:

lunedì 5 dicembre 2011

Il futuro delle scuole gardesane

Gli ultimi regali della Gelmini: ancora tagli alle Scuole, la situazione sul Garda. 

Tra le manovre del Governo della scorsa estate il ministro (ex) Gelmini ha previsto l’ennesimo taglio al sistema scolastico, che si traduce in un accorpamento di Scuole per risparmiare su Dirigenti, Segretari e personale non docente, prescindere da ogni valutazione sulle conseguenze per la qualità dei servizi. In un sol colpo è stato raddoppiato il parametro minimo per mantenere l’autonomia delle Istituzioni Scolastiche: dai 500 ai 1000 alunni, prescindere dal numero di Comuni e sedi scolastiche, spesso numerose in territori composti da piccoli Comuni. L’assessore leghista della Provincia di Brescia, Aristide Peli, con la dirigente dell’Ufficio Scolastico Provinciale di Brescia, la desenzanese Raimondi, sono partiti subito in quarta, quasi a fare i primi della classe, spingendo i Comuni, il cui parere è obbligatorio, ad esprimersi. E ciò a prescindere dalla raccomandazione dell’Associazione dei Comuni lombarda che invitava a muoversi con prudenza, visto che in Lombardia, tra l’altro, già oggi le Istituzioni Scolastiche contano in media 880 alunni, una quota molto vicina alla nuova soglia dei 1000 studenti.

Nei Comuni del Basso Garda, le Giunte comunali non hanno sentito il dovere di portare il tema alla discussione dei rispettivi Consigli, decidendo senza alcun confronto di andare a costituire due Istituti Comprensivi per la Scuola dell’obbligo (Medie, Elementari e Materne Statali), uno a Desenzano centro e l’altro costituito con i plessi scolastici di Rivoltella, Pozzolengo e Sirmione. Attualmente le Istituzioni erano tre, con una somma di alunni superiore a 3000, quindi senza alcuna necessità di dover tagliare, potendo garantire una dimensione gestionale più adeguata e più vicina ai bisogni di alunni e famiglie. Se a fine anno la Regione Lombardia, a cui compete la decisione finale, confermerà questa scelta, personale scolastico e famiglie si troveranno nel prossimo anno scolastico una Scuola diversa, senza alcun preventivo coinvolgimento.

Medesima la situazione dell’Alto Garda, con le Scuole di Gardone e Salò accorpate in un unico Istituto Comprensivo, al posto delle attuali due Istituzioni Scolastiche (Scuole Medie e Direzione Didattica). Sull’alto Garda le Scuole di Toscolano, Gargnano, Tignale, Tremosine e Limone, distribuite in ben 13 plessi scolastici, confluiranno in un unico Istituto! Anche qui non risulta alcun confronto delle Giunte con i rispettivi Consigli comunali.

Diversa la situazione della Valtenesi dove, almeno in alcuni Comuni, il confronto è avvenuto nei Consigli comunali, con conclusioni peraltro diverse, così da portare a congelare la situazione esistente in attesa di una necessaria valutazione più approfondita. Ciò anche in assenza di un ruolo maggiore di sintesi e coordinamento della Provincia, dietro il falso alibi dell’autonomia dei Comuni. Capita ad esempio che il Comune di Calvagese, le cui Scuole attualmente sono aggregate alla Valtenesi, abbia espresso la volontà di aggregarsi a Bedizzole, che ha già le dimensioni per una propria Scuola autonoma; lasciando invece insoluto il problema di Prevalle, con un numero di alunni intorno ai 600, e l’impossibilità di essere aggregata a Gavardo o Nuvolento, che hanno Istituzioni Scolastiche già sovradimensionate. Impensabile unificare le due attuali Istituzioni scolastiche della Valtenesi in un unico Istituto, con oltre 1800 alunni, in continua crescita, vista la crescita demografica dei rispettivi Comuni. Ragionevole la proposta di qualche Comune di costituire una Scuola tra i cinque Comuni che formano attualmente l’Unione dei Comuni della Valtenesi (Manerba, Polpenazze, Moniga, Soiano e Padenghe). Resterebbe però scoperta la situazione di San Felice e Puegnago, che non hanno i numeri per l’autonomia e non possono essere aggregati a Salò,già sovradimensionato.


Il Partito Democratico del Garda, insieme con la Commissione Scuola del PD provinciale, ritiene che sia meglio soprassedere, viste le dimensioni già elevate delle nostre Scuole; ricercare in modo partecipato soluzioni in grado di garantire a studenti, famiglie e personale scolastico le migliori condizioni per una buona Scuola, tenendo conto di una dimensione quantitativa media su base provinciale, con compensazioni tra le singole Scuole, senza vincolarsi alla quota 1000 per singolo Istituto, visto che molte Scuole superano già di gran lunga i parametri numerici.

GianPaolo Comini, 
circolo pd Salò
e resp.Forum enti locali pdgarda

sabato 23 aprile 2011

Spese non più detraibili: abbonamenti mezzi pubblici e formazione docenti

Cattive notizie per alcune categorie di contribuenti: coloro che si servono di servizi di trasporto pubblico e docenti che hanno sostenuto spese di autoaggiornamento.
Dall’anno di imposta 2010 tali spese non beneficiano più della detrazione e tali oneri, che fino allo scorso anno andavano indicati nel rigo E19-20-21, con i codici 32 e 33, restano da quest’anno a carico di chi li avesse sostenuti.
Dopo il caos sul conto energia e conseguente crisi della green economy, continuano le follie di questo Governo decotto!

giovedì 3 marzo 2011

Una scuola fuori dai tempi

Pubblichiamo una lettera che ci ha inviato un insegnante gardesano di scuola primaria:

Egregio signor B. lei ha proprio ragione: questa scuola pubblica non educa ai valori correnti della società! Ancora non capisce che il modello educativo deve adeguarsi, pena l’emarginazione, ad inculcare nei ragazzi l’individualismo, lo spirito competitivo, il consumismo, l’obbedienza e la fiducia silenziosa ai dettami del capo di turno, l’arrivismo, il consenso plaudente … e , se si è carenti in queste doti, occorre farsi furbi e accalappiare qualcuno/a che abbia fatto fortuna. In altre parole: occorre allevare clienti per il mercato. Troppi insegnanti-educatori si ostinano a barricarsi pigramente dietro concetti ormai desueti e sbertucciati dagli sgamati, riempiendo i piani dell’offerta formativa ( spesso addirittura praticandoli nell’azione quotidiana!) di retaggi del passato quali spirito critico, solidarietà, integrazione, collaborazione, rispetto delle regole, decondizionamento, autonomia, laboratori, recupero degli svantaggi, impegno, cittadinanza... In altre parole: allevare (disfattiste) teste pensanti. Capisco il suo disappunto (suo e della sua rappresentante al Ministero relativo) nel verificare che questi docenti fuori dal mondo restano ancora pervicacemente abbarbicati a quel testo ormai logoro detto Costituzione Italiana!

Per tacere di quell’inutile e non remunerativo orpello detto Cultura (pardon: cultura). E pensare che già dagli anni ottanta le sue televisioni e a rimorchio anche la Rai, hanno cominciato a preoccuparsi dei bambini-ragazzi fornendo loro, appena svegli e prima che vadano ad indottrinarsi a scuola, un ampio ventaglio di proposte educative veicolate da cartoni animati e film ben farciti di consigli pubblicitari (è riduttivo dire che i bambini di oggi saranno i clienti di domani: lo sono già adesso!) Se poi entrano in classe con gli occhi gonfi , magari anche scocciati per aver dovuto interrompere il divertimento, dunque con comprensibile scarsa voglia di mettersi al banco, amen. (Anzi, meglio!)

Concludo con un appello alla categoria: smettiamola di considerare la scuola un laboratorio di sviluppo di persone e cittadini critici e consapevoli, è una battaglia di retroguardia e ormai persa: la televisione, i media , i comportamenti esibiti al pubblico, la degenerazione del linguaggio, lo strillo del politico, i grandi fratelli, … hanno dalla loro facili, e perciò seduttive, armi che rendono velleitario il nostro lavoro.

G. Pizzocolo Scuola Primaria

lunedì 28 febbraio 2011

Affondo di Berlusconi sulla scuola statale

Berlusconi, con le sue parole offensive nei confronti degli insegnanti della scuola statale ha mostrato ancora una volta di non essere degno del ruolo che ricopre. Disconoscere e prendere le distanze dalla scuola statale accusando gli insegnanti di inculcare principi che sono il contrario di quelli dei genitori, è grave e intollerabile soprattutto se proviene da chi rappresenta lo Stato e le istituzioni. Quanto affermato dal Premier dimostra una sua distorta concezione dell’insegnamento che non è indottrinamento , ma sviluppo di competenze e promozione di pensiero critico.
Con le sue affermazioni Berlusconi offende i lavoratori della scuola statale che quotidianamente , in situazioni sempre più difficili grazie ai tagli operati da questo Governo e sottopagati, si impegnano per l’educazione e l’istruzione delle giovani generazioni e offende tutte le famiglie ( il 93%) che alla scuola statale affidano i loro figli. Il disegno della destra , per altro chiaro fin dall’inizio, è venuto allo scoperto: tagli al sistema statale che viene messo in ginocchio e fondi e plausi alle scuole private!
Distruzione della scuola statale dove l’apprendimento è garantito a tutti , a favore di una scuola privata per diffondere un pensiero unico e omologato. Trasformare i sudditi in cittadini è miracolo che solo la scuola può compiere , diceva Pietro Calamandrei, forse è proprio questo miracolo che si vuole evitare!

Rosa Leso, responsabile scuola Partito Democratico bresciano

lunedì 6 dicembre 2010

La riforma Gelimini vista da un universitario Gardesano

Molte sono le facili critiche basate sulla persona Gelmini che si leggono, facili sarebbero ancor di più per noi Gardesani che conosciamo le sue burrascose avventure scolastiche e i suoi primi timidi passi sull’agone politico, ma questa riforma è profondamente sbagliata e dannosa nel merito, pur contendo qualche traccia di positività che la ministra sbandiera ai quattro venti. Faccio una premessa: due anni fa, appena insediata, la Gelmini ha modificato la composizione delle commissioni dei concorsi eliminando associati e ricercatori, perché “ricattabili” dagli ordinari. Quindi ora le commissioni sono composte da soli “ricattatori”, i temutissimi baroni. Le maggiori criticità della Riforma, da non confondere con i profondi e dannosissimi tagli presenti nei vari documenti di indirizzo e pianificazione economica, si riscontrano nella riorganizzazione della governance dell’Università e la modifica del ruolo di ricercatore. Ora l’Università è governata da due organi paritari tra loro: il Consiglio d’Amministrazione e il Senato Accademico, il primo con competenze economiche-amministrative, il secondo si occupa principalmente di didattica e ricerca. La riforma sposta decisamente i poteri dal Senato al CdA, creando una sproporzione di poteri. Le scelte dei vari Atenei saranno quindi guidate principalmente da motivazioni di natura economica. C’è il rischio serio che corsi economicamente svantaggiosi vengano chiusi: Chimica, Fisica, Biologia, Biotecnoligie. Corsi di laurea strategici per lo sviluppo economico e tecnologico del Paese che rischiano di sparire per mere questioni di bilancio.
Il CdA, ora costituito da personale esterno, dovrà aprirsi ad enti esterni, non meglio specificati, da un minimo del 30% ad un massimo del 40% dei suoi componenti. Nessuno discute che, come sostiene il ministro, gli Enti Locali, la Confindustria e altre istituzione potrebbero dare un contributo positivo al governo e all’indirizzo degli Atenei, ma chi dovrebbero essere questi privati non è specificato nella legge. Perché la presenza dei privati è rischiosa? Se, ad esempio, una casa farmaceutica entrasse nel CdA di un Ateneo, avrebbe interessi a spingere per una ricerca su farmaci per malattie a grande diffusione, quindi con un ampio numero di potenziali clienti, a scapito della ricerca su malattie gravi e molto rare. La ricerca deve essere libera da condizionamenti di natura politico-ideologica, che rischiano di entrare con gli enti-locali.

Altro provvedimento che ha effetti sulla didattica è l’eliminazione delle Facoltà i cui compiti andrebbero trasferiti ai Dipartimenti. Questi ultimi ora si occupano solo di ricerca, mentre le prime di didattica. Inoltre le Facoltà sono molte meno dei Dipartimenti, verrebbe meno, quindi, la necessaria funzione di coordinamento tra i Dipartimenti e raccordo con l’Amministrazione centrale svolto dalle Facoltà. Inoltre si creerebbe confusione tra didattica e ricerca che viaggiano su binari diversi, con necessità diverse. Giusto è dare maggiore libertà ai Dipartimenti, ma ciò è possibile già a legislazione vigente ed è realtà già in molte Facoltà di svariati Atenei.

Come già detto prima, oltre al problema dell’organizzazione degli Atenei, assai dannoso è il cambiamento del ruolo del ricercatore. Ora il ricercatore è assunto a tempo indeterminato dopo un periodo di “prova” di qualche anno. La nuovo figura diventerebbe a tempo determinato con contratto di tre anni rinnovabile una sola volta. Questo sistema, come dice il ministro, è utilizzato nelle Università Statunitensi, ma la Gelmini si dimentica di dire che negli USA in aggiunta viene usato il tenure-trak, cioè un ricercatore viene assunto a tempo determinato solo se l’Università ha già i fondi per assumerlo come docente alla fine dei sei anni. Senza questa pratica, come previsto dal ddl, alla fine dei sei anni l’Ateneo difficilmente avrà i soldi per assumere il ricercatore come associato, lo lascerà a piedi ed assumerà un altro ricercatore a tempo determinato. Si introduce quindi una fortissimo livello di precarizzazione che andrebbe ad intensificare il già grave problema della fuga dei cervelli. In Italia, infatti, sia avrebbe una prospettiva bassissima di posto fisso solo verso i 40 anni. Inoltre, con un continuo ricambio del personale docente, questo non avrà mai la qualità e l’esperienza necessaria per un’Università di qualità, perché, per quanto necessaria, l’entusiasmo e la genialità dei giovani non è sufficiente. C’è da aggiungere che il ruolo di ricercatore disegnato dalla riforma lo trasforma in un non-ricercatore, infatti raddoppiano i carichi didattici (cioè le ore di insegnamento da fare), riducendo drasticamente la possibilità di dedicarsi alla ricerca. Se si aggiunge che vengono aumentati pure i carichi didattici di associati e ordinari, si capisce come le Università vengano trasformate in dei licei avanzati, invece che in ambienti dove il sapere si crea e trasmette.

Questi due punti sono, per me, i maggiori difetti della “contro-riforma”, essere critici a questo progetto non vuol dire essere conservatori, il nostro sistema universitario necessita di profondi cambiamenti, di una riforma radicale. Ci sono strutture ridondanti, sedi universitarie che non rispondono ad alcuna logica se non premiare l’ambizione di amministrazioni locali, ci sono corsi di laurea che andrebbero razionalizzati e andrebbe inserito il merito come parametro di valutazione per il corpo docente e le strutture. Il sistema di valutazione nazionale è bloccato da anni, non è stato mai reso efficace, perché il ministro non si impegna in quella direzione invece che fare riforme ciclopiche?

P.S. ricordiamo al ministro che sono due anni che ha chiusa la SISSA, la scuola post-universitaria per diventare docenti delle scuole medie superiori ed inferiori, ma non ha ancora comunicato cosa le sostituirà. Sono due anni che non formiamo docenti:  una grande riforma del sistema formativo parte dalle persone che poi effettivamente si siederanno sui banchi di scuola. Un’Università di qualità necessita prima di tutto scuole medie di altrettanta alta qualità.

Stefano Terzi, circolo pd Desenzano

mercoledì 3 novembre 2010

Vessillo di Legambiente rimosso: il Pd adesso chiede spiegazioni

PUBBLICHIAMO L'ULTIMO ARTICOLO DEL BRESCIAOGGI SULLA QUESTIONE DELLA BANDIERA DI LEGAMBIENTE RIMOSSA DALLE SCUOLE DI SIRMIONE, RINGRAZIAMO PER LA PUBBLICAZIONE.

Non si spegne a Sirmione l'eco della rimozione ad opera dei Carabinieri della bandiera di Legambiente dalla scuola media della cittadina termale.
Dopo l'intervento del Comitato Tutela Punta Grò sull'increscioso episodio, oggi è il turno del Pd del Garda che, con un comunicato, si chiede come mai «non siano state finora fornite risposte agli interrogativi contenuti nel comunicato del comitato e di Legambiente che avevano organizzato la giornata dedicata all'ambiente nelle scuole locali». «Ci aspettavamo che il Prefetto affermasse che vi era stato un fraintendimento, che la bandiera di Legambiente - prosegue il Pd - non poteva essere equiparata a quella di un partito o di un movimento politico, che non era e che non poteva essere un problema di ordine pubblico».
CONTINUA IL PD: «ci aspettavamo poi che l'Arma affermasse che i militari avevano obbedito ad un ordine, evitando isolate iniziative che possono portare solo all'inutile amplificazione di fatti che non devono essere ricondotti alla contrapposizione politica». Concludendo, il Pd gardesano fa notare che non vi è stato «un altrettanto tempestivo intervento da parte delle istituzioni nel caso della scuola di Adro, ovvero lungo le strade della nostra provincia dove campeggiano indisturbati simboli e scritte che inneggiano ad un preciso partito politico». Infine, si chiede chi «mai abbia alzato il telefono e ottenuto l'immediato invio dei carabinieri sirmionesi per rimuovere il simbolo dell'associazione ambientalista». M.TOS.

lunedì 1 novembre 2010

Rimosso il cigno di Legambiente dalla scuola

Nostro malgrado dobbiamo tornare sulla paradossale vicenda che il 25 ottobre u.s. ha visto i Carabinieri intervenire per far rimuovere la bandierina di “LegaAmbiente” dal cancello delle scuole medie di Sirmione, dove alcuni studenti l’avevano lasciata al termine della mattinata dedicata alla pulizia delle spiagge della penisola, nell’ambito del percorso didattico di educazione ambientale, concordato e pianificato con l’Autorità scolastica. Tra l’altro tale iniziativa ambientale è ormai consolidata da anni non solo a Sirmione e ha come scopo quello di diffondere tra i ragazzi il valore costituzionalmente garantito della tutela dell’ambiente. Come si ricorderà, la stampa locale ha scritto che su sollecitazione del Prefetto di Brescia, i Carabinieri di Sirmione si erano presentati in divisa e in orario di lezione dal Preside della Scuole medie “Trebeschi”, ordinando l’immediata rimozione del vessillo di “Lega Ambiente”.

Dicevamo nostro malgrado, perché ci aspettavamo che venissero date dalle risposte agli interrogativi contenuti nel comunicato stampa di una delle associazioni che aveva organizzato la giornata dedicata all’ambiente. Ci aspettavamo che il Prefetto affermasse che vi era stato un fraintendimento, che la bandierina di “Lega Ambiente” non poteva essere equiparata a quella di un partito o di un movimento politico, che non era e non poteva essere un problema di ordine e sicurezza pubblica, che lo Stato ha altri strumenti per intervenire in simili situazioni, magari attraverso il competente Provveditorato agli Studi.

Da chi rappresenta a così alti livelli lo Stato ci si aspetta maggiore attenzione alle forme, una maggiore capacità di riconoscere i problemi e affrontarli senza eccessi.
Ci aspettavamo poi che l’Arma dei Carabinieri affermasse che i militari avevano obbedito ad un ordine, ma con eccessivo zelo e visto il momento di particolare tensione sociale fossero state diramate le opportune indicazioni operative, evitando isolate iniziative, che possono portare solo all’inutile amplificazione e quindi alla strumentalizzazione di fatti che non devono essere ricondotti alla contrapposizione politica.

Anche perché, di fronte al serbato silenzio delle istituzioni, non possiamo non chiederci come mai, in altre, non vi sia stato un altrettanto tempestivo intervento da parte del Prefetto e della forza pubblica, quando era evidente il persistente uso di simboli politici al di fuori degli spazi consentiti. La brutta pagina delle scuole di Adro deve essere ancora chiusa e molti dei 700 soli delle alpi sono ancora lì, in quell’occasione non vi è stato un tempestivo intervento da parte delle istituzioni. Vorremmo inoltre sapere come mai lungo le strade della nostra Provincia continuano a campeggiare indisturbati simboli e scritte che non solo inneggiano ad un preciso partito politico, ma addirittura integrano la segnaletica stradale stabilendo l’appartenenza dei Comuni alla “Repubblica del Nord”. Il Prefetto forse ritiene che è meglio che gli studenti si riconoscano nella “Repubblica del Nord” e non in uno Stato che riconosce e tutela il valore dell’ambiente? Inoltre, siccome stentiamo a credere che quella mattina il Prefetto in persona sia passato davanti alle scuole medie di Sirmione, vorremmo sapere chi abbia mai potuto alzare il telefono ed ottenere l’immediato invio della forza pubblica. Per questo, con non poca preoccupazione ci chiediamo che cosa succederà in occasione della prossima manifestazione studentesca, quando potrebbe balenare a qualcuno l’idea di affiggere una bandiera della pace, quale sarà il criterio discriminante tra ideologia e civiltà? L’unico rammarico è che non si sia trattato di una rivisitazione della fiaba di Pinocchio, dove i gendarmi col pennacchio correvano dietro agli scolari indisciplinati anziché al “Gatto e alla Volpe”.

Il Partito Democratico Gardesano esprime quindi la massima solidarietà a “Legambiente” e al “Comitato per la Tutela di Punta Grò e Territorio di Sirmione”, nonché alla scuola media Trebeschi di Sirmione auspicando per il futuro un crescente impegno verso i giovani, proseguendo i progetti di formazione sostenuti tra l’altro anche dal Comune di Sirmione.

Ogni generazione è cresciuta riconoscendosi nei valori socializzanti, fa parte del percorso della crescita, nel mondo di oggi attraversato dai cambiamenti climatici provocati dall’impatto dell’uomo sulla terra, non possiamo che provare un senso di soddisfazione quando dei ragazzi, cittadini di domani, manifestano con orgoglio il proprio affetto verso la natura e la salvaguardia del proprio territorio.

martedì 14 settembre 2010

Adro, scuola leghista. Il Sindaco del carroccio: "se mangi maiale fai a meno di iscriverti."

Gruppo consiliare del Partito Democratico in Regione Lombardia

COMUNICATO STAMPA
Scuola di Adro GIRELLI (PD): “INTERVENGA IL PRESIDENTE NAPOLITANO PER DIFENDERE LE ISTITUZIONI E RIPORTARE LA LIBERTA’”
La scuola pubblica “leghista” di Adro (Bs) ha provocato la reazione del Partito democratico. GianAntonio Girelli, consigliere regionale del Pd, ha deciso di inviare una lettera in cui si spiega quanto sta accadendo nel comune bresciano, direttamente al Presidente della Repubblica, oltre che, per conoscenza, al Presidente del Consiglio e al Ministro dell’Istruzione.

“Il Presidente Napolitano deve essere informato e coinvolto su quanto sta accadendo ad Adro perché non si tratta di una vicenda prettamente territoriale – fa sapere Girelli –. Il fatto deprecabile di tappezzare una scuola dello Stato italiano con i simboli di un partito riguarda tutto il Paese, non solo una sua parte”.
In sintesi, nella missiva a Napolitano Girelli fa sapere che nella scuola arredi, vetri, ingresso, lavagne, zerbino portano il marchio del Sole delle Alpi, “simbolo della padania che non c’è”, in un plesso scolastico che dovrebbe essere aperto a tutti, “anche ai figli dei cittadini di Adro che non votano quel movimento”. Ma la scuola è pubblica, ricorda Girelli, perciò in un futuro anche ravvicinato potrebbe servire come sede di seggi elettorali, ma con che imparzialità? Si chiede il consigliere regionale. E poi il principio è quello educativo, oltre che di opportunità politica: “Dobbiamo stigmatizzare l’uso politico dei ragazzi e delle istituzioni” nel nome della libertà di tutti i cittadini.
Ma ad Adro manca proprio la libertà, dice Girelli: “Nel menù c’è molta carne di maiale e il sindaco ha già fatto sapere che chi non la mangia può fare a meno di iscriversi a scuola. E’ un modo più che evidente per lasciare fuori dalla pubblica istruzione bambini di religioni diverse”.

Milano, 13 settembre 2010