"Il Partito democratico ha condotto una dura opposizione al disegno di privatizzazione forzata dell’acqua imposto dal governo Berlusconi, approvato a colpi di fiducia con la falsa motivazione di rispondere a un obbligo comunitario in realtà inesistente. Le norme fatte approvare dal governo Berlusconi espropriano gli enti locali della loro autonomia e responsabilità e li espongono al rischio di soccombere alla forza di monopoli privati retti da poche grandi aziende spesso del tutto estranee ai contesti territoriali in cui viene svolto il servizio. La privatizzazione forzata imposta dal governo é un disegno da contrastare con grande determinazione." (dall'ultima assemblea nazionale)
Anche il Partito Democratico gardesano ha perciò manifestato la propria vicinanza a quanti hanno sostenuto la battaglia per contrastare la privatizzazione anche attraverso lo strumento referendario, facendosi parte attiva nella raccolta delle firme necessarie per la validazione dei quesiti. La straordinaria partecipazione alla raccolta di firme promossa a difesa dell’acqua pubblica fa ben sperare e il PD Gardesano si impegna a continuare la battaglia in difesa dell’acqua pubblica sostenendo la partecipazione alla consultazione referendaria (che si terrà entro il 15 giugno) come occasione per fermare la privatizzazione facendosi promotore dei comitati referendari sul territorio Gardesano, insieme alle altre forze politiche e associazioni interessate.
il coord.pdgarda Andrea Volpi
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mercoledì 23 febbraio 2011
martedì 1 febbraio 2011
Acqua: la parola torna ai cittadini, al via la campagna referendaria
Dopo la sentenza della Corte Costituzionale è certo che le cittadine e i cittadini italiani saranno chiamati alle urne per decide sulla ripubblicizzazione dei servizi idrici. Prende dunque il via la campagna referendaria per l'acqua pubblica.
Mercoledì 2 febbraio, il Comitato Referendario 2 Sì per l'Acqua Bene Comune incontrerà i giornalisti per spiegare le fasi e le iniziative che metterà in campo di qui al voto. Verrà presentato il logo della campagna referendaria, scelto attraverso un sondaggio on-line a cui hanno partecipato migliaia di cittadini. Subito dopo apriranno i comitati locali anche sul Garda, con il pieno sostegno del pd gardesano che sarà impegnato per la buona riuscita del referendum.
il coord.pdgarda, Andrea Volpi
Mercoledì 2 febbraio, il Comitato Referendario 2 Sì per l'Acqua Bene Comune incontrerà i giornalisti per spiegare le fasi e le iniziative che metterà in campo di qui al voto. Verrà presentato il logo della campagna referendaria, scelto attraverso un sondaggio on-line a cui hanno partecipato migliaia di cittadini. Subito dopo apriranno i comitati locali anche sul Garda, con il pieno sostegno del pd gardesano che sarà impegnato per la buona riuscita del referendum.
il coord.pdgarda, Andrea Volpi
lunedì 24 gennaio 2011
Acquedotto intercomunale per la Valtenesi
Captare l'acqua del lago di Garda per distribuirla, attraverso un acquedotto intercomunale, agli 8 paesi della Valtenesi, chiudendo così la miriade di pozzi idrici che attualmente forniscono un'acqua di scarsa qualità.
È L'OBIETTIVO di un piano di fattibilità messo a punto da Garda Uno che, se realizzato, dovrebbe risolvere i problemi che continuano ad angustiare il sonno di molti amministratori e a scacciare i guai alla salute della popolazione, come accaduto a quella di S. Felice.
Ma se il piano di studio, che prevede fra l'altro l'abbandono della presa di S. Felice e dei pozzi sparsi in Valtenesi, è stato già predisposto, non c'è al momento l'assoluta certezza che si riuscirà a finanziarlo, perché l'investimento si aggira sui 27 milioni di euro. Non pochi per l'attuale momento di recessione economica.
Al di là di conoscere cosa davvero ne pensino i Comuni interessati (Calvagese, Padenghe, Moniga, Manerba, Soiano, Polpenazze, Puegnago e S. Felice, oltre a Villa e Cunettone di Salò), lo studio mira a costruire un acquedotto intercomunale in grado di garantire funzionalità, sicurezza ed efficienza dei sistemi attuali di approvvigionamento dell'acqua potabile.
IL TERRITORIO interessato, ad inizio 2009, contava 32mila residenti ai quali, però, vanno sommati almeno 60mila turisti nei mesi estivi. Dunque, la popolazione stimata si aggira sulle 90mila persone, sfiorando a periodi anche le 100 mila.
Oggi la loro sete viene spenta da un sistema misto costituito da una schiera di pozzi e da tre prese a lago. Le località più all'interno, e cioè Puegnago, Polpenazze, Soiano e Calvagese sono quelle che presentano, a detta di Garda Uno, situazioni quantitativamente deficitarie a causa della povertà delle falde acquifere.
Ma non è finita. Anche la qualità dell'acqua, negli ultimi anni, è peggiorata a causa della concentrazione, presente in molti pozzi, di ferro, manganese, ammoniaca e nitrati che richiedono particolari e costosi trattamenti, mentre è definita «buona» l'acqua del lago captata dalle prese della Pescatrice (Moniga), di Pisenze (Manerba) e Porticcioli (Cisano).
IL PIANO di Garda Uno, prendendo in considerazione il futuro sviluppo demografico, fissa in 560 litri al secondo. il fabbisogno d'acqua (oggi è di 477 litri al secondo) e propone il prelievo di quest'acqua potenziando le prese a lago di Moniga e Manerba.
Una volta potabilizzata, l'acqua del lago verrà distribuita con tracciati e serbatoi da costruire, un'opera che i tecnici hanno suddiviso in quattro stralci.
fonte bresciaoggi.it
È L'OBIETTIVO di un piano di fattibilità messo a punto da Garda Uno che, se realizzato, dovrebbe risolvere i problemi che continuano ad angustiare il sonno di molti amministratori e a scacciare i guai alla salute della popolazione, come accaduto a quella di S. Felice.
Ma se il piano di studio, che prevede fra l'altro l'abbandono della presa di S. Felice e dei pozzi sparsi in Valtenesi, è stato già predisposto, non c'è al momento l'assoluta certezza che si riuscirà a finanziarlo, perché l'investimento si aggira sui 27 milioni di euro. Non pochi per l'attuale momento di recessione economica.
Al di là di conoscere cosa davvero ne pensino i Comuni interessati (Calvagese, Padenghe, Moniga, Manerba, Soiano, Polpenazze, Puegnago e S. Felice, oltre a Villa e Cunettone di Salò), lo studio mira a costruire un acquedotto intercomunale in grado di garantire funzionalità, sicurezza ed efficienza dei sistemi attuali di approvvigionamento dell'acqua potabile.
IL TERRITORIO interessato, ad inizio 2009, contava 32mila residenti ai quali, però, vanno sommati almeno 60mila turisti nei mesi estivi. Dunque, la popolazione stimata si aggira sulle 90mila persone, sfiorando a periodi anche le 100 mila.
Oggi la loro sete viene spenta da un sistema misto costituito da una schiera di pozzi e da tre prese a lago. Le località più all'interno, e cioè Puegnago, Polpenazze, Soiano e Calvagese sono quelle che presentano, a detta di Garda Uno, situazioni quantitativamente deficitarie a causa della povertà delle falde acquifere.
Ma non è finita. Anche la qualità dell'acqua, negli ultimi anni, è peggiorata a causa della concentrazione, presente in molti pozzi, di ferro, manganese, ammoniaca e nitrati che richiedono particolari e costosi trattamenti, mentre è definita «buona» l'acqua del lago captata dalle prese della Pescatrice (Moniga), di Pisenze (Manerba) e Porticcioli (Cisano).
IL PIANO di Garda Uno, prendendo in considerazione il futuro sviluppo demografico, fissa in 560 litri al secondo. il fabbisogno d'acqua (oggi è di 477 litri al secondo) e propone il prelievo di quest'acqua potenziando le prese a lago di Moniga e Manerba.
Una volta potabilizzata, l'acqua del lago verrà distribuita con tracciati e serbatoi da costruire, un'opera che i tecnici hanno suddiviso in quattro stralci.
fonte bresciaoggi.it
lunedì 17 gennaio 2011
QUEL TUBO ROTTO IN FONDO AL LAGO
La denuncia arriva on line su www.bresciaoggi.it a commento di un articolo sullo stato delle acque del lago di Garda ospitato nella sezione "Provincia da salvare". A scriverla è Alessandro, un appassionato di immersioni di Salò che attualmente vive all'estero. L'articolo che ha voluto commentare evidenziava anche le preoccupazioni per il vecchio collettore fognario che attraversa il Benaco. «In un'immersione dalla spiaggia Rimbalzello a Barbarano - scrive Alessandro - andando verso il porto (sempre di Barbarano) insieme ad un'amico abbiamo trovato un tubo con un buco di circa 10cm di diametro e l'uscita di liquame non era delle più belle, sono andato in comune a far presente la cosa ma non sono mai intervenuti. Spero che con questo mio commento quacuno si dia da fare per risolvere la situazione».
fonte www.bresciaoggi.it
fonte www.bresciaoggi.it
giovedì 23 dicembre 2010
“PDL E LEGA VOTANO DA SOLI UNA LEGGE SULL’ACQUA CHE VA CONTRO OGNI LOGICA”
“Il Governo nazionale dà una proroga che consente a tutte le Regioni di aspettare i pronunciamenti della Corte costituzionale, l’indizione del referendum e di fatto una condizione legislativa più chiara. Ma Regione Lombardia, incautamente, con 39 consiglieri su 80, quindi una minoranza, approva la legge sull’acqua”, è il commento di GianAntonio Girelli, consigliere regionale del Pd, dopo la votazione di oggi, mercoledì 22 dicembre 2010, in Consiglio regionale. L’opposizione ha fatto fino all’ultimo ostruzionismo e, al momento del voto, ha abbandonato l’Aula. Ma nonostante mancasse evidentemente il numero legale, la maggioranza Pdl-Lega ha deciso di continuare e di votare il progetto di legge.
“Eppure è una legge sull’acqua che non aveva i termini dell’urgenza. Non c’era fretta per votare una norma che esautora i Comuni dalla gestione del servizio idrico, facendo una rivoluzione indipendentemente dal quadro normativo nazionale; che non permette più la gestione in house; che mette mano in un settore che, attualmente, ha le tariffe più basse d’Europa; che costringe le Ato a riaffidare entro il 31 dicembre il servizio; che inserisce elementi normativi in contrasto con sentenze della Corte costituzionale”, continua Girelli.
“Per questo motivo abbiamo fatto il nostro dovere fino in fondo. La maggioranza di Governo di questa regione ancora una volta non ha dato ascolto a centinaia di migliaia di cittadini referendari, ai tanti che avevano manifestato la propria preoccupazione, alle innumerevoli proposte emendative fatte al testo, e si è arroccata con una posizione difficilmente comprensibile. Ma questo Formigoni e i suoi lo dovranno spiegare ai Comuni e ai cittadini lombardi”, conclude l’esponente del Pd.
Gianni Girelli, Cons.PD
Milano, 22 dicembre 2010
“Eppure è una legge sull’acqua che non aveva i termini dell’urgenza. Non c’era fretta per votare una norma che esautora i Comuni dalla gestione del servizio idrico, facendo una rivoluzione indipendentemente dal quadro normativo nazionale; che non permette più la gestione in house; che mette mano in un settore che, attualmente, ha le tariffe più basse d’Europa; che costringe le Ato a riaffidare entro il 31 dicembre il servizio; che inserisce elementi normativi in contrasto con sentenze della Corte costituzionale”, continua Girelli.
“Per questo motivo abbiamo fatto il nostro dovere fino in fondo. La maggioranza di Governo di questa regione ancora una volta non ha dato ascolto a centinaia di migliaia di cittadini referendari, ai tanti che avevano manifestato la propria preoccupazione, alle innumerevoli proposte emendative fatte al testo, e si è arroccata con una posizione difficilmente comprensibile. Ma questo Formigoni e i suoi lo dovranno spiegare ai Comuni e ai cittadini lombardi”, conclude l’esponente del Pd.
Gianni Girelli, Cons.PD
Milano, 22 dicembre 2010
martedì 21 dicembre 2010
Acqua pubblica in Regione
Domani, salvo sorprese, la Giunta Lombarda vuole far approvare la legge regionale sull’acqua che recepisce il decreto Ronchi sulla privattizzazione del servizio idrico integrato. In assenza di chiare norme nazionali è un errore che creerà confusione e costi aggiuntivi. Il gruppo PD al Pirellone darà comunque battaglia su due emendamenti: il primo per mantenere in capo ai comuni la titolarità del servizio e il secondo per la prosecuzione della vita degli ATO
sabato 18 dicembre 2010
mercoledì 15 dicembre 2010
1.401.492 firme valide per l'acqua pubblica: la Corte di Cassazione ha terminato il conteggio
Il forum italiano dei movimenti per l’acqua ha reso noto che la Corte di Cassazione ha terminato l’esame e il conteggio delle 1.401.492 firme depositate lo scorso luglio dal Comitato Promotore dei 3 referendum in difesa dall’acqua pubblica.
Questa cifra è molto superiore alla soglia imposta dalla legge italiana per le sottoscrizioni a proposte di iniziativa popolare, corrispondente in questo caso a 500mila firme per ciascun quesito referendario. Per l’Italia si tratta di un risultato storico, mai raggiunto prima nella storia della nostra Repubblica. A questo punto dell’iter referendario la parola passa alla Corte Costituzionale, alla quale spetta, entro la metà di febbraio, dare il via libera ai quesiti referendari veri e propri che sono previsti per la primavera del 2011. Da qui a primavera, però, va ricordato che è già in vigore il famoso Decreto Ronchi e le regioni italiane sono costrette, anche loro malgrado, ad adeguarsi e pianificare la privatizzazione dei servizi idrici integrati. “Con l’avvicinarsi del voto popolare” spiega il Comitato promotore “si fa sempre più pressante la richiesta di moratoria sulle scadenze imposte dal Decreto Ronchi, almeno fino a quando gli italiani non si saranno espressi”.
Al fine di impedire la privatizzazione “forzata” dei servizi idrici integrati in tutte le regioni a partire dal 1° gennaio 2011, come previsto dal Decreto, il partito democratico gardesano chiederà alle amministrazioni gardesane di votare una moratoria che blocchi il Decreto Ronchi almeno fino a quando i cittadini italiani saranno chiamati a decidere sulla gestione dei servizi idrici integrati.Il Comitato Promotore dei 3 Referendum in difesa dall’acqua pubblica è ottimista in questo senso e conclude dicendo: “Siamo sempre più vicini alla liberazione del bene comune acqua dalle logiche del mercato e del profitto”.
Questa cifra è molto superiore alla soglia imposta dalla legge italiana per le sottoscrizioni a proposte di iniziativa popolare, corrispondente in questo caso a 500mila firme per ciascun quesito referendario. Per l’Italia si tratta di un risultato storico, mai raggiunto prima nella storia della nostra Repubblica. A questo punto dell’iter referendario la parola passa alla Corte Costituzionale, alla quale spetta, entro la metà di febbraio, dare il via libera ai quesiti referendari veri e propri che sono previsti per la primavera del 2011. Da qui a primavera, però, va ricordato che è già in vigore il famoso Decreto Ronchi e le regioni italiane sono costrette, anche loro malgrado, ad adeguarsi e pianificare la privatizzazione dei servizi idrici integrati. “Con l’avvicinarsi del voto popolare” spiega il Comitato promotore “si fa sempre più pressante la richiesta di moratoria sulle scadenze imposte dal Decreto Ronchi, almeno fino a quando gli italiani non si saranno espressi”.
Al fine di impedire la privatizzazione “forzata” dei servizi idrici integrati in tutte le regioni a partire dal 1° gennaio 2011, come previsto dal Decreto, il partito democratico gardesano chiederà alle amministrazioni gardesane di votare una moratoria che blocchi il Decreto Ronchi almeno fino a quando i cittadini italiani saranno chiamati a decidere sulla gestione dei servizi idrici integrati.Il Comitato Promotore dei 3 Referendum in difesa dall’acqua pubblica è ottimista in questo senso e conclude dicendo: “Siamo sempre più vicini alla liberazione del bene comune acqua dalle logiche del mercato e del profitto”.
giovedì 2 dicembre 2010
martedì 30 novembre 2010
sabato 27 novembre 2010
ACQUA, la Regione Lombardia è anti-federalista
GIRELLI (PD): “LA REGIONE TOGLIE LA TITOLARITA’ DEL SERVIZIO AI COMUNI PER DARLA ALLE PROVINCE”
Con il voto contrario del Gruppo consiliare del Partito democratico è stata approvato in VIII Commissione Agricoltura, parchi e risorse idriche il progetto di legge di modifica sul servizio idrico integrato. “Abbiamo votato contro un provvedimento che di fatto affida la titolarità del servizio alle Province togliendolo ai Comuni – dice Gian Antonio Girelli, consigliere regionale del Pd e componente della commissione –. Le audizioni dei giorni scorsi con Comuni, Ato, Comitati dei cittadini, non sono servite per far recedere la maggioranza da un provvedimento che poteva essere definito in maniera sicuramente diversa”.
“La fretta con cui il provvedimento è stato votato è sospetta – continua Girelli –. Vanamente abbiamo chiesto alla maggioranza di tenere conto del ricorso avverso alla soppressione degli Ato, presentato da Regione Veneto e per il quale la Corte costituzionale si esprimerà a febbraio. Nel caso di accoglimento, ci troveremo in una situazione di grande difficoltà con una legge non valida e gli Ato soppressi”.
Tuttavia, fa presente Girelli, “in sede di discussione siamo riusciti a ottenere almeno che il parere dei Comuni diventasse vincolante, ridando così un minimo di forza alle amministrazioni locali. La nostra battaglia continuerà da martedì (il 30 novembre prossimo ci sarà Consiglio regionale, ndr), in Aula, dove difenderemo come sempre la titolarità dei Comuni e chiederemo che anche Regione Lombardia si faccia promotrice per la soppressione dell’articolo della legge Calderoli che sopprime gli Ato, i quali, per inciso, garantiscono ai cittadini lombardi le tariffe più basse di tutto il territorio nazionale e che per efficienza ed efficacia sono citati da organismi sicuramente non vicini al pubblico come Mediobanca”.
Milano, 25 novembre 2010
Con il voto contrario del Gruppo consiliare del Partito democratico è stata approvato in VIII Commissione Agricoltura, parchi e risorse idriche il progetto di legge di modifica sul servizio idrico integrato. “Abbiamo votato contro un provvedimento che di fatto affida la titolarità del servizio alle Province togliendolo ai Comuni – dice Gian Antonio Girelli, consigliere regionale del Pd e componente della commissione –. Le audizioni dei giorni scorsi con Comuni, Ato, Comitati dei cittadini, non sono servite per far recedere la maggioranza da un provvedimento che poteva essere definito in maniera sicuramente diversa”.
“La fretta con cui il provvedimento è stato votato è sospetta – continua Girelli –. Vanamente abbiamo chiesto alla maggioranza di tenere conto del ricorso avverso alla soppressione degli Ato, presentato da Regione Veneto e per il quale la Corte costituzionale si esprimerà a febbraio. Nel caso di accoglimento, ci troveremo in una situazione di grande difficoltà con una legge non valida e gli Ato soppressi”.
Tuttavia, fa presente Girelli, “in sede di discussione siamo riusciti a ottenere almeno che il parere dei Comuni diventasse vincolante, ridando così un minimo di forza alle amministrazioni locali. La nostra battaglia continuerà da martedì (il 30 novembre prossimo ci sarà Consiglio regionale, ndr), in Aula, dove difenderemo come sempre la titolarità dei Comuni e chiederemo che anche Regione Lombardia si faccia promotrice per la soppressione dell’articolo della legge Calderoli che sopprime gli Ato, i quali, per inciso, garantiscono ai cittadini lombardi le tariffe più basse di tutto il territorio nazionale e che per efficienza ed efficacia sono citati da organismi sicuramente non vicini al pubblico come Mediobanca”.
Milano, 25 novembre 2010
venerdì 26 novembre 2010
Girelli: la regione toglie ai comuni per dare alle provincie
Con il voto contrario del Gruppo consiliare del Partito democratico è stata approvato in VIII Commissione Agricoltura, parchi e risorse idriche il progetto di legge di modifica sul servizio idrico integrato
Noi Abbiamo votato contro un provvedimento che di fatto affida la titolarità del servizio alle Province togliendolo ai Comuni. Le audizioni dei giorni scorsi con Comuni, Ato, Comitati dei cittadini, non sono servite per far recedere la maggioranza da un provvedimento che poteva essere definito in maniera sicuramente diversa.
La maggiornaza ha voluto approvare il provvedimento con una fretta sospetta.
Vanamente abbiamo chiesto alla maggioranza di tenere conto del ricorso avverso alla soppressione degli Ato, presentato da Regione Veneto e per il quale la Corte costituzionale si esprimerà a febbraio.
Ma i” maestri” del federalismo non hanno voluto sentite ragioni, avanti tutta!
Nel caso di accoglimento del ricorso del Veneto, ci troveremo in una situazione di grande difficoltà con una legge non valida e gli Ato soppressi.
Qualcosa però abbiamo ottenuto: in sede di discussione siamo riusciti a ottenere almeno che il parere dei Comuni diventasse vincolante, ridando così un minimo di forza alle amministrazioni locali. La nostra battaglia continuerà da martedì (il 30 novembre prossimo ci sarà Consiglio regionale, ndr), in Aula, dove difenderemo come sempre la titolarità dei Comuni e chiederemo che anche Regione Lombardia si faccia promotrice per la soppressione dell’articolo della legge Calderoli che sopprime gli Ato, i quali, per inciso, garantiscono ai cittadini lombardi le tariffe più basse di tutto il territorio nazionale e che per efficienza ed efficacia sono citati da organismi sicuramente non vicini al pubblico come Mediobanca.
Noi Abbiamo votato contro un provvedimento che di fatto affida la titolarità del servizio alle Province togliendolo ai Comuni. Le audizioni dei giorni scorsi con Comuni, Ato, Comitati dei cittadini, non sono servite per far recedere la maggioranza da un provvedimento che poteva essere definito in maniera sicuramente diversa.
La maggiornaza ha voluto approvare il provvedimento con una fretta sospetta.
Vanamente abbiamo chiesto alla maggioranza di tenere conto del ricorso avverso alla soppressione degli Ato, presentato da Regione Veneto e per il quale la Corte costituzionale si esprimerà a febbraio.
Ma i” maestri” del federalismo non hanno voluto sentite ragioni, avanti tutta!
Nel caso di accoglimento del ricorso del Veneto, ci troveremo in una situazione di grande difficoltà con una legge non valida e gli Ato soppressi.
Qualcosa però abbiamo ottenuto: in sede di discussione siamo riusciti a ottenere almeno che il parere dei Comuni diventasse vincolante, ridando così un minimo di forza alle amministrazioni locali. La nostra battaglia continuerà da martedì (il 30 novembre prossimo ci sarà Consiglio regionale, ndr), in Aula, dove difenderemo come sempre la titolarità dei Comuni e chiederemo che anche Regione Lombardia si faccia promotrice per la soppressione dell’articolo della legge Calderoli che sopprime gli Ato, i quali, per inciso, garantiscono ai cittadini lombardi le tariffe più basse di tutto il territorio nazionale e che per efficienza ed efficacia sono citati da organismi sicuramente non vicini al pubblico come Mediobanca.
venerdì 5 novembre 2010
giovedì 28 ottobre 2010
Acqua ai privati. La Regione conferma il Decreto Ronchi.
Il progetto di legge approvato martedì 26 ottobre 2010, dalla Giunta regionale, sul servizio idrico dev'essere cambiato profondamente. I Comuni non hanno più potere e perdono la titolarità del servizio idrico integrato. Va ricordato come siamo arrivati a questo punto. Regione Lombardia, come le altre regioni italiane, ha dovuto presentare una proposta di legge in attuazione a un articolo della Finanziaria 2010, approvata il 23 dicembre 2009, scaturito da un emendamento presentato dalla maggioranza che di fatto sopprimeva le Aato, non producendo alcun risparmio, come sarebbe stato nelle intenzioni del proponente, ma addirittura problematizzando la gestione del servizio.
E tutto questo cosa comporta? “L’espropriazione della titolarità dell’affidamento del servizio ai Comuni che vengono solo parzialmente tutelati dal progetto di legge approvato dalla Giunta lombarda. Secondo aspetto, il modello di governo previsto dal nuovo soggetto, l’Ufficio d’ambito della Provincia, non è sufficientemente rappresentativo delle realtà territoriali. Dal nostro punto di vista, cioè, deve essere maggiormente partecipato dagli enti locali. E parliamo dei Comuni.
E tutto questo cosa comporta? “L’espropriazione della titolarità dell’affidamento del servizio ai Comuni che vengono solo parzialmente tutelati dal progetto di legge approvato dalla Giunta lombarda. Secondo aspetto, il modello di governo previsto dal nuovo soggetto, l’Ufficio d’ambito della Provincia, non è sufficientemente rappresentativo delle realtà territoriali. Dal nostro punto di vista, cioè, deve essere maggiormente partecipato dagli enti locali. E parliamo dei Comuni.
venerdì 22 ottobre 2010
Una casa dell'acqua in ogni comune
L’acqua del rubinetto, dati alla mano, è sicura, di buona qualità e consente di risparmiare sia in termini economici che ecologici. Questo risultato può essere raggiunto grazie alle “case dell’acqua”, che sono già presenti in alcuni comuni lombardi e potrebbero diventare la norma se la Regione sostenesse questa opzione. La proposta, lanciata dal gruppo PD in regione, è quella di istituire un bando regionale, rivolto a tutti i comuni lombardi per la realizzazione di queste strutture volte a sensibilizzare i consumatori lombardi all’uso dell’acqua pubblica.
In una lettera rivolta alla commissione Agricoltura, parchi e risorse idriche, Giannni Girelli (cons. in regione del pd bresciano) e altri colleghi del PD chiedono di realizzare a livello regionale un bando per cofinanziare, insieme ai sindaci, con il coinvolgendo delle aziende pubbliche o partecipate, la costruzione in ogni comune lombardo della “Casa dell’Acqua”, l’omologo, ma gratuito, dei distributori del latte fresco e di altri prodotti di largo consumo collocati in luoghi pubblici a disposizione dei cittadini.
Ogni singola Casa dell’acqua potrebbe far risparmiare emissioni di CO2 sia nella produzione sia nel trasporto delle bottiglie. Laddove già esiste la casa dell’acqua è molto apprezzata, tanto che singole strutture arrivano ad erogare anche cinquemila litri d’acqua potabile al giorno.
approfondisci il tema su http://www.casadellacqua.com/
In una lettera rivolta alla commissione Agricoltura, parchi e risorse idriche, Giannni Girelli (cons. in regione del pd bresciano) e altri colleghi del PD chiedono di realizzare a livello regionale un bando per cofinanziare, insieme ai sindaci, con il coinvolgendo delle aziende pubbliche o partecipate, la costruzione in ogni comune lombardo della “Casa dell’Acqua”, l’omologo, ma gratuito, dei distributori del latte fresco e di altri prodotti di largo consumo collocati in luoghi pubblici a disposizione dei cittadini.
Ogni singola Casa dell’acqua potrebbe far risparmiare emissioni di CO2 sia nella produzione sia nel trasporto delle bottiglie. Laddove già esiste la casa dell’acqua è molto apprezzata, tanto che singole strutture arrivano ad erogare anche cinquemila litri d’acqua potabile al giorno.
approfondisci il tema su http://www.casadellacqua.com/
venerdì 1 ottobre 2010
Ecologia, a rischio il futuro del lago
È vecchio di 35 anni il tubo sommerso che attraversa il lago da Toscolano a Torri, trasportando i reflui fognari di quasi tutta la Riviera.
Se dovesse rompersi, il danno ecologico (e turistico) sarebbe incalcolabile. I soldi per sostituirlo con soluzioni più sicure non ci sono, lasciando il Garda esposto a scenari tanto catastrofici quanto realistici.
Lo ha ricordato il sindaco di Lonato Mario Bocchio, presidente del Consorzio Garda Uno, parlando ieri a Gardone Riviera all'assemblea dei sindaci e degli operatori turistici.
E mentre Bocchio parlava di quelle vetuste tubature sommerse, a qualcuno è venuta in mente la catastrofe recente del Golfo del Messico. Solo che, in questo caso, non si tratterebbe di petrolio.
«La condotta sublacuale ha ormai 35/40 anni - ha detto Bocchio -. Domani stesso potrebbero emergere dei problemi, con una fuoruscita che provocherebbe grossi guai. Una rottura richiederebbe almeno un mese per la riparazione. La ricaduta sul turismo sarebbe pesantissima».
Un messaggio che ha finito per mettere in secondo piano tutti gli altri temi della grande assemblea di ieri.
Perchè è senz'altro necessario parlare di promozione, di sinergie, di viabilità. Ma non va dimenticato che al centro di tutto questo sistema c'è il lago. Il lago in quanto tale.
Da qui un vero e proprio appello a individuare la depurazione come priorità: «Il mio incarico come presidente del Garda Uno - ha ricordato Bocchio - scade a giugno: potrei essere confermato o sostituito. Ma al di là di questo, invito tutti a comprendere che il tubo sublacuale è una bomba a orologeria. E non è aria fritta. Bisogna assolutamente reperire i quattrini per prevenire scenari altamente indesiderabili».
Lo stesso depuratore di Peschiera, dove tutti i reflui vanno a confluire, è già ben oltre il limite. «L'impianto di Peschiera, progettato 40 anni fa, è commisurato su 330 mila abitanti - continua il presidente-. Ma d'estate il lago ospita più di un milione di persone. Funzionare funziona, ma basta poco per metterlo in difficoltà. Il sistema è datato e va modificato. È allo studio la realizzazione di un sistema completamente nuovo, dedicato alla sponda bresciana. Ma occorrono 110 milioni di euro. Se non riusciamo a ottenerli dal Ministero o dalla Regione, rischiamo un giorno o l'altro di trovarci in una brutta situazione».
FRANCESCHINO RISATTI bresciaoggi.it
Se dovesse rompersi, il danno ecologico (e turistico) sarebbe incalcolabile. I soldi per sostituirlo con soluzioni più sicure non ci sono, lasciando il Garda esposto a scenari tanto catastrofici quanto realistici.
Lo ha ricordato il sindaco di Lonato Mario Bocchio, presidente del Consorzio Garda Uno, parlando ieri a Gardone Riviera all'assemblea dei sindaci e degli operatori turistici.
E mentre Bocchio parlava di quelle vetuste tubature sommerse, a qualcuno è venuta in mente la catastrofe recente del Golfo del Messico. Solo che, in questo caso, non si tratterebbe di petrolio.
«La condotta sublacuale ha ormai 35/40 anni - ha detto Bocchio -. Domani stesso potrebbero emergere dei problemi, con una fuoruscita che provocherebbe grossi guai. Una rottura richiederebbe almeno un mese per la riparazione. La ricaduta sul turismo sarebbe pesantissima».
Un messaggio che ha finito per mettere in secondo piano tutti gli altri temi della grande assemblea di ieri.
Perchè è senz'altro necessario parlare di promozione, di sinergie, di viabilità. Ma non va dimenticato che al centro di tutto questo sistema c'è il lago. Il lago in quanto tale.
Da qui un vero e proprio appello a individuare la depurazione come priorità: «Il mio incarico come presidente del Garda Uno - ha ricordato Bocchio - scade a giugno: potrei essere confermato o sostituito. Ma al di là di questo, invito tutti a comprendere che il tubo sublacuale è una bomba a orologeria. E non è aria fritta. Bisogna assolutamente reperire i quattrini per prevenire scenari altamente indesiderabili».
Lo stesso depuratore di Peschiera, dove tutti i reflui vanno a confluire, è già ben oltre il limite. «L'impianto di Peschiera, progettato 40 anni fa, è commisurato su 330 mila abitanti - continua il presidente-. Ma d'estate il lago ospita più di un milione di persone. Funzionare funziona, ma basta poco per metterlo in difficoltà. Il sistema è datato e va modificato. È allo studio la realizzazione di un sistema completamente nuovo, dedicato alla sponda bresciana. Ma occorrono 110 milioni di euro. Se non riusciamo a ottenerli dal Ministero o dalla Regione, rischiamo un giorno o l'altro di trovarci in una brutta situazione».
FRANCESCHINO RISATTI bresciaoggi.it
mercoledì 25 agosto 2010
Risorse idriche, Pd: collaborazione tra i livelli istituzionali.
Martina-Gaffuri: “La legge sull’acqua non releghi i comuni in un angolo. Siano loro i protagonisti nella gestione del servizio”
“I comuni non possono essere espropriati dal loro ruolo” tornano a ribadire il capogruppo del Pd Luca Gaffuri e il segretario regionale del Pd Maurizio Martina in merito alla gestione delle risorse idriche. Gaffuri e Martina chiedono di favorire una regolamentazione pubblica basata sui principi della sussidiarietà, mantenendo un livello di tariffe sostenibile per i cittadini.
“Occorre una collaborazione effettiva tra tutti i livelli istituzionali e ai comuni lombardi, che gestiscono da anni, spesso in maniera efficiente, il servizio, deve essere data l’opportunità di partecipare alle decisioni, altrimenti si profila il rischio di una legge nella quale gli enti locali perdono la loro funzione – dicono Martina e Gaffuri – Non è giustificato, invece, il ruolo assegnato alle province dalla legge sull’acqua, tanto più da forze politiche che hanno fatto una battaglia per l’abolizione delle stesse”.
Domani alcuni consiglieri del Pd hanno annunciato la loro partecipazione al presidio organizzato dai Comitati lombardi per l’acqua pubblica.
Milano, 3 agosto 2010
“I comuni non possono essere espropriati dal loro ruolo” tornano a ribadire il capogruppo del Pd Luca Gaffuri e il segretario regionale del Pd Maurizio Martina in merito alla gestione delle risorse idriche. Gaffuri e Martina chiedono di favorire una regolamentazione pubblica basata sui principi della sussidiarietà, mantenendo un livello di tariffe sostenibile per i cittadini.
“Occorre una collaborazione effettiva tra tutti i livelli istituzionali e ai comuni lombardi, che gestiscono da anni, spesso in maniera efficiente, il servizio, deve essere data l’opportunità di partecipare alle decisioni, altrimenti si profila il rischio di una legge nella quale gli enti locali perdono la loro funzione – dicono Martina e Gaffuri – Non è giustificato, invece, il ruolo assegnato alle province dalla legge sull’acqua, tanto più da forze politiche che hanno fatto una battaglia per l’abolizione delle stesse”.
Domani alcuni consiglieri del Pd hanno annunciato la loro partecipazione al presidio organizzato dai Comitati lombardi per l’acqua pubblica.
Milano, 3 agosto 2010
lunedì 23 agosto 2010
Da dove ricominciare
(da civati.splinder.com)
Era il 4 agosto: il brindisi di compleanno con l'acqua pubblica. Notare la fantastica posizione della Lega, che a Roma vota il decreto Ronchi e propone e fa approvare l'abolizione degli Ato, poi, tornata a Milano, fa l'opposizione al Ronchi e all'abolizione degli Ato.
Il Sindaco Mattinzoli ha dichiarato in Consiglio che si sarebbe dimesso se l'acqua dovesse passare in mani private a Sirmione...
Era il 4 agosto: il brindisi di compleanno con l'acqua pubblica. Notare la fantastica posizione della Lega, che a Roma vota il decreto Ronchi e propone e fa approvare l'abolizione degli Ato, poi, tornata a Milano, fa l'opposizione al Ronchi e all'abolizione degli Ato.
Il Sindaco Mattinzoli ha dichiarato in Consiglio che si sarebbe dimesso se l'acqua dovesse passare in mani private a Sirmione...
martedì 20 luglio 2010
Una cascata di firme
1.400.000 firme depositate in Cassazione a sostegno dei tre quesiti referendari a favore dell'acqua pubblica. Un grande successo, un risultato mai visto nella storia dei referendum promossi nel nostro paese. Chi era scettico sul percorrere una strada, quella referendaria, consumata da tanti mancati quorum, deve ricredersi.
Nella provincia di Brescia si erano preventivate 15mila firme, invece sono state superate le 44.000 firme, con importanti risultati delle Valli. Anche il Garda ha dato il suo importante contributo con migliaia di firme raccolta da associazioni, comitati, liste civiche e dal pd gardesano che ha sostenuto i tre quesiti referendari dall'inizio di questa avventura.
Ora attendiamo la data ufficiale del voto e teniamo in caldo i motori per vincere anche la gara del quorum. Una cosa è certa chi aveva sminuito e criticato i sostenitori dell'acqua pubblica, deve prepararsi ad un'ondata che spazzerà via il decreto Ronchi e tutti i tentativi di mettere mano al bene pubblico per eccellenza.
Nella provincia di Brescia si erano preventivate 15mila firme, invece sono state superate le 44.000 firme, con importanti risultati delle Valli. Anche il Garda ha dato il suo importante contributo con migliaia di firme raccolta da associazioni, comitati, liste civiche e dal pd gardesano che ha sostenuto i tre quesiti referendari dall'inizio di questa avventura.
Ora attendiamo la data ufficiale del voto e teniamo in caldo i motori per vincere anche la gara del quorum. Una cosa è certa chi aveva sminuito e criticato i sostenitori dell'acqua pubblica, deve prepararsi ad un'ondata che spazzerà via il decreto Ronchi e tutti i tentativi di mettere mano al bene pubblico per eccellenza.
lunedì 12 luglio 2010
SALO'. Il consiglio unito sulla mozione per l'acqua pubblica
Divisi dalla Fonte... ma uniti dall’acqua. A Salò la maggioranza (sulle posizioni della Lega Nord e del Popolo delle Libertà) e i tre gruppi di minoranza (l’area che fa riferimento al Partito Democratico, i «Cittadini» e il Msi) si sono duramente scontrati sull’operazione riguardante l’immobile ed il trasferimento dello stabilimento della «Fonte Tavina», che gli uni hanno inutilmente cercato di bocciare e gli altri, invece, hanno deciso di portare avanti, pur con qualche aggiustamento di volumetria. Ma tutti alla fine si sono trovati concordi nel sostenere che l’acqua è un patrimonio comune, da «difendere con le unghie e i denti», quindi un bene da non cedere mai ai privati.
«L’acqua è una fonte di vita insostituibile, dalla cui disponibilità dipende il futuro degli esseri viventi - sostiene la mozione approvata all’unanimità dal Consiglio comunale di Salò -. L’acqua costituisce un bene dell’umanità: universale, pubblico e indisponibile, che appartiene a tutti. Per i servizi idrici è necessaria una gestione pubblica. Questo non solo per le infinite connessioni col rispetto dei diritti, a cominciare da quello alla sopravvivenza, le condizioni di vita e di lavoro, la salute e l’igiene, la produzione agricola e industriale, la sicurezza alimentare, l’ambiente e altri mille aspetti sui quali non è possibile fare un passo indietro, ma anche perché la privatizzazione dell’acqua ha dimostrato, in Europa come nei Paesi meno sviluppati, di produrre effetti economici negativi, inefficienze, sprechi, mancanza di investimenti, carenza di qualità e sfruttamento incondizionato del territorio, con deviazione di fiumi e corsi che impoveriscono l’agricoltura e la vita delle comunità».
IL SINDACO Barbara Botti, la Giunta e il Consiglio comunale di Salò si impegnano a «inserire nello statuto del Comune il diritto all’acqua (universale, indivisibile e inalienabile), confermare il principio della proprietà e gestione pubblica del servizio integrato, riconoscere che è privo di rilevanza economica e va garantito l’accesso per tutti», oltre che «a mantenere le proprie quote nella società Garda Uno», che si occupa delle reti idriche e delle fognature della riviera bresciana. Un modo per evitare l’ingresso di gruppi privati nella società.
C’è inoltre l’obiettivo di salvaguardare la risorsa attraverso le seguenti azioni: informare la cittadinanza sulla qualità dell’acqua, pubblicando le analisi chimiche e batteriologiche, modulare le tariffe premiando la riduzione dei consumi, sollecitare il «Garda Uno» a promuovere una campagna di sensibilizzazione sul risparmio idrico utilizzando i riduttori di flusso e studiando l’introduzione dell’impianto duale. Da ultimo l’invito a destinare un centesimo al metro cubo di acqua per interventi di costruzione di strutture di captazione e distribuzione attraverso la cooperazione internazionale.
fonte: bresciaoggi.it
«L’acqua è una fonte di vita insostituibile, dalla cui disponibilità dipende il futuro degli esseri viventi - sostiene la mozione approvata all’unanimità dal Consiglio comunale di Salò -. L’acqua costituisce un bene dell’umanità: universale, pubblico e indisponibile, che appartiene a tutti. Per i servizi idrici è necessaria una gestione pubblica. Questo non solo per le infinite connessioni col rispetto dei diritti, a cominciare da quello alla sopravvivenza, le condizioni di vita e di lavoro, la salute e l’igiene, la produzione agricola e industriale, la sicurezza alimentare, l’ambiente e altri mille aspetti sui quali non è possibile fare un passo indietro, ma anche perché la privatizzazione dell’acqua ha dimostrato, in Europa come nei Paesi meno sviluppati, di produrre effetti economici negativi, inefficienze, sprechi, mancanza di investimenti, carenza di qualità e sfruttamento incondizionato del territorio, con deviazione di fiumi e corsi che impoveriscono l’agricoltura e la vita delle comunità».
IL SINDACO Barbara Botti, la Giunta e il Consiglio comunale di Salò si impegnano a «inserire nello statuto del Comune il diritto all’acqua (universale, indivisibile e inalienabile), confermare il principio della proprietà e gestione pubblica del servizio integrato, riconoscere che è privo di rilevanza economica e va garantito l’accesso per tutti», oltre che «a mantenere le proprie quote nella società Garda Uno», che si occupa delle reti idriche e delle fognature della riviera bresciana. Un modo per evitare l’ingresso di gruppi privati nella società.
C’è inoltre l’obiettivo di salvaguardare la risorsa attraverso le seguenti azioni: informare la cittadinanza sulla qualità dell’acqua, pubblicando le analisi chimiche e batteriologiche, modulare le tariffe premiando la riduzione dei consumi, sollecitare il «Garda Uno» a promuovere una campagna di sensibilizzazione sul risparmio idrico utilizzando i riduttori di flusso e studiando l’introduzione dell’impianto duale. Da ultimo l’invito a destinare un centesimo al metro cubo di acqua per interventi di costruzione di strutture di captazione e distribuzione attraverso la cooperazione internazionale.
fonte: bresciaoggi.it
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