Un diciannovenne freddato subito dopo essersi licenziato: un giovane marocchino, da sei anni in Italia e in attesa del rinnovo del permesso di soggiorno, riverso senza vita sul tappeto della veranda del Gattopardo, il ristorante del lungolago Cesare Battisti di Desenzano proprio accanto alla banca rapinata la scorsa settimana. Cinque colpi, forse sei, che Gioacchino Farruggio, padre del titolare del locale, ha sparato dopo aver ricevuto la visita del giovane marocchino e di V.D.G, 41 anni (la polizia ha preferito non rendere noto le generalità complete della donna), consulente del lavoro che doveva curare la cessazione del rapporto tra le due parti.
PER IMAD El Kaalouli non c'è stato nulla da fare: il lavoro dei soccorritori, gli occhi carichi di speranza mista ad angoscia dei bagnanti attirati dagli spari e assiepati a una ventina di metri dal corpo del nordafricano, non sono bastati per consentirgli di vincere la battaglia con la morte. Il giovane, da cinque mesi lavapiatti nel ristorante desenzanese, ha cessato di vivere attorno alle 17 quando il suo cuore ha ceduto definitivamente all'emorragia provocata dai proiettili esplosi da una calibro 7.65 illegalmente detenuta dall'omicida, un uomo di 46 anni appena compiuti e padre del titolare dell'esercizio pubblico, Giuseppe Farruggio.
La tragedia che ha scosso Desenzano in un tradizionale pomeriggio estivo è andata in scena attorno alle 16.15: Imaad, lavapiatti del ristorante, ha un colloquio con Gioacchino Farruggio per definire la cessazione del proprio rapporto di lavoro. A quanto pare il ragazzo straniero avrebbe chiesto quanto gli spettava rimarcando la sua volontà di smettere di lavorare alla fine del mese, in piena stagione estiva.
Al tavolo, oltre al 46enne siciliano, c'era anche la consulente del lavoro, necessaria per espletare le pratiche tecniche delle dimissioni. Seduti in un tavolo all'interno, i tre parlano, gli animi si scaldano e non è dato sapere se l'accordo venga raggiunto.
Ad un certo punto la svolta, violenta e tragica: Imaad si alza, accanto a lui la consulente, con l'intenzione di andare verso il suo motorino beige parcheggiato in strada, fronte lago. Qualche ora di riposo, forse proprio in spiaggia, prima di rimettersi al lavoro per il servizio serale. Improvvisamente, tra l'interno e l'esterno del Gattopardo, vengono esplosi cinque, forse sei, colpi di pistola che raggiungono il diciannovenne alla schiena facendolo crollare all'esterno, sotto la veranda che protegge i tavolini dal sole. Un colpo, di rimbalzo, ferisce lievemente la consulente del lavoro che in seguito sarà trasportata all'ospedale di Desenzano con una ferita non grave. Per Imaad El Kaalouli invece i sogni di una vita italiana svaniscono in un convulso tentativo di rianimazione.
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mercoledì 29 giugno 2011
venerdì 27 maggio 2011
GARDONE RIVIERA: il banchetto pro-referendum non sà da fare
L'Udi Cerchio del Lago e il Comitato Aqua Alma di Prevalle - con una nota - “denunciano” alla stampa e all’opinione pubblica l’operato “improprio e illegittimo” della Giunta e dei funzionari responsabili del Comune di Gardone Riviera (Bs), che ha preso le mosse da una deliberazione “neppure materialmente esistente, non notificata formalmente o resa pubblica, con il risultato di boicottare una legittima e regolarmente autorizzata iniziativa di propaganda referendaria”. Oggetto del contendere l'improvviso spostamento di un banchetto informativo dei comitati.
ECCO I FATTI SECONDO I DUE COMITATI
Sabato 21 maggio, in concomitanza della seconda edizione della manifestazione turistica “Vintage Market”, un gruppo di volontari - con regolare autorizzazione per l’occupazione del suolo pubblico rilasciata dal Comune di Gardone Riviera in data 19 maggio - aveva organizzato un banchetto per distribuire materiale informativo per la campagna referendaria “2 sì per l’acqua bene comune” e per impedire la costruzione di nuove centrali nucleari in Italia. La mattina dello stesso giorno, poco prima dell’allestimento del banchetto, il comandante della Polizia Locale informava telefonicamente una delle responsabili dello spostamento del banchetto in altro luogo motivando tale provvedimento sulla base di una delibera di Giunta approvata solo la sera precedente (venerdì 20 maggio).
A precise e dirette richieste dei responsabili dell’iniziativa, nel comando della Polizia Locale, insospettiti dalla dalla tempestività della delibera in concomitanza con la richiesta - si ottenevano risposte informali e generiche: “il provvedimento non è destinato ad una particolare ‘colorazione’ dell’iniziativa, ma solo motivi di opportunità per il carattere mondano del mercatini in questione” - Comandante della Polizia Locale, ovvero la conferma di una procedura quantomeno anomala, come confermato dalle dichiarazioni del Segretario Comunale il lunedì mattina (23 maggio), il quale – ripetendo le rassicurazioni di ‘neutralità’ rispetto alla colorazione politica della manifestazione - giustificava la decisione assunta dalla Giunta sulla incompatibilità della propaganda elettorale/politica con manifestazioni di carattere ludico/turistico ma, alla richiesta di prendere visione della delibera, lo stesso Segretario Comunale dichiarava che non era ancora disponibile al pubblico perché ancora non trascritta e, pertanto, non ancora pubblicata all’Albo Pretorio Comunale.
Quanto avvenuto non è grave solo per il singolo fatto o iniziativa, ma perché questo tipo di azioni da parte anche di mezzi di comunicazione pubblici e privati ed ora anche di pubbliche amministrazioni si sommano e finiscono per costituire una grave e oggettiva compressione delle libertà di espressione sancite in primo luogo dalla Carta Costituzionale e non fanno rispettare gli obblighi di informazione obbiettiva, imparziale ed equilibrata in materia referendaria. E questo, se vale oggi per una campagna referendaria… Ci chiediamo se i poteri delle Giunte Comunali siano tali da poter boicottare la pubblica diffusione di informazione e conoscenza utilizzando anche il “carattere di urgenza” delle delibere per renderle immediatamente esecutive. Ci chiediamo come mai tali fatti possano avvenire in una Repubblica Democratica.
fonte: bsnews.it
Si fatica a credere alla neutralità di questo provvedimento, infatti la non-informazione è causa dell'astensione e quindi del possibile mancato raggiungimento del quorum. Questo episodio si aggiunge ad altri insopportabili provvedimenti presi dalle giunte di Destra sul Garda, come il divieto di utilizzo di una sala pubblica per l'assemblea sul nucleare organizzata a Lonato del Garda. Il PD Garda si attiverà per chiedere spiegazioni più chiare anche livello provinciale, e se necessario con un interrogazione parlamentare, rispetto la conformità di questi provvedimenti.
il coord.pdgarda Andrea Volpi
ECCO I FATTI SECONDO I DUE COMITATI
Sabato 21 maggio, in concomitanza della seconda edizione della manifestazione turistica “Vintage Market”, un gruppo di volontari - con regolare autorizzazione per l’occupazione del suolo pubblico rilasciata dal Comune di Gardone Riviera in data 19 maggio - aveva organizzato un banchetto per distribuire materiale informativo per la campagna referendaria “2 sì per l’acqua bene comune” e per impedire la costruzione di nuove centrali nucleari in Italia. La mattina dello stesso giorno, poco prima dell’allestimento del banchetto, il comandante della Polizia Locale informava telefonicamente una delle responsabili dello spostamento del banchetto in altro luogo motivando tale provvedimento sulla base di una delibera di Giunta approvata solo la sera precedente (venerdì 20 maggio).
A precise e dirette richieste dei responsabili dell’iniziativa, nel comando della Polizia Locale, insospettiti dalla dalla tempestività della delibera in concomitanza con la richiesta - si ottenevano risposte informali e generiche: “il provvedimento non è destinato ad una particolare ‘colorazione’ dell’iniziativa, ma solo motivi di opportunità per il carattere mondano del mercatini in questione” - Comandante della Polizia Locale, ovvero la conferma di una procedura quantomeno anomala, come confermato dalle dichiarazioni del Segretario Comunale il lunedì mattina (23 maggio), il quale – ripetendo le rassicurazioni di ‘neutralità’ rispetto alla colorazione politica della manifestazione - giustificava la decisione assunta dalla Giunta sulla incompatibilità della propaganda elettorale/politica con manifestazioni di carattere ludico/turistico ma, alla richiesta di prendere visione della delibera, lo stesso Segretario Comunale dichiarava che non era ancora disponibile al pubblico perché ancora non trascritta e, pertanto, non ancora pubblicata all’Albo Pretorio Comunale.
Quanto avvenuto non è grave solo per il singolo fatto o iniziativa, ma perché questo tipo di azioni da parte anche di mezzi di comunicazione pubblici e privati ed ora anche di pubbliche amministrazioni si sommano e finiscono per costituire una grave e oggettiva compressione delle libertà di espressione sancite in primo luogo dalla Carta Costituzionale e non fanno rispettare gli obblighi di informazione obbiettiva, imparziale ed equilibrata in materia referendaria. E questo, se vale oggi per una campagna referendaria… Ci chiediamo se i poteri delle Giunte Comunali siano tali da poter boicottare la pubblica diffusione di informazione e conoscenza utilizzando anche il “carattere di urgenza” delle delibere per renderle immediatamente esecutive. Ci chiediamo come mai tali fatti possano avvenire in una Repubblica Democratica.
fonte: bsnews.it
Si fatica a credere alla neutralità di questo provvedimento, infatti la non-informazione è causa dell'astensione e quindi del possibile mancato raggiungimento del quorum. Questo episodio si aggiunge ad altri insopportabili provvedimenti presi dalle giunte di Destra sul Garda, come il divieto di utilizzo di una sala pubblica per l'assemblea sul nucleare organizzata a Lonato del Garda. Il PD Garda si attiverà per chiedere spiegazioni più chiare anche livello provinciale, e se necessario con un interrogazione parlamentare, rispetto la conformità di questi provvedimenti.
il coord.pdgarda Andrea Volpi
mercoledì 25 maggio 2011
TOSCOLANO & "Borgo+39": quel progetto è da bocciare
Il progetto «Borgo +39», la vasta lottizzazione lungo il lago che che da due anni anima il dibattito a Toscolano Maderno, oggi andrà al tar che esaminerà il ricorso presentato da Legambiente e da un gruppo di cittadini, la richiesta è di bocciare il programma di interventi riguardante l'opera. Le previsioni portano alla conversione dell'ex cantiere nautico, situato tra le vie Religione e Marconi, in 180-200 appartamenti, attività commerciali e albergo.
Nella valutazione di impatto ambientale non sarebbero state rispettate numerose norme di legge, e nelle tavole progettuali non si comprendono la dimensione, la tipologia e la collocazione dei nuovi fabbricati, nè il numero e l'altezza degli appartamenti, sottolinea Legambiente. Non si riesce neppure a intuire quali tra gli immobili esistenti, e vincolati dalla Soprintendenza, saranno demoliti o, viceversa, recuperati. Negli elaborati non è neppure contemplata la struttura alberghiera, e nulla viene detto sulle caratteristiche del parcheggio interrato.
Il circolo di Toscolano Maderno ha sempre visto in Borgo + 39 una lottizzazione speculativa, il giudizio del PD Garda sul progetto è negativo e confidiamo in un accoglimento da parte del tar delle istanze di Legambiente.
il coord.pdgarda Andrea Volpi
Nella valutazione di impatto ambientale non sarebbero state rispettate numerose norme di legge, e nelle tavole progettuali non si comprendono la dimensione, la tipologia e la collocazione dei nuovi fabbricati, nè il numero e l'altezza degli appartamenti, sottolinea Legambiente. Non si riesce neppure a intuire quali tra gli immobili esistenti, e vincolati dalla Soprintendenza, saranno demoliti o, viceversa, recuperati. Negli elaborati non è neppure contemplata la struttura alberghiera, e nulla viene detto sulle caratteristiche del parcheggio interrato.
Il circolo di Toscolano Maderno ha sempre visto in Borgo + 39 una lottizzazione speculativa, il giudizio del PD Garda sul progetto è negativo e confidiamo in un accoglimento da parte del tar delle istanze di Legambiente.
il coord.pdgarda Andrea Volpi
domenica 10 aprile 2011
Moniga: un piano di governo del territorio per ridare identità al paese.
Fermare il consumo di suolo, proteggere il patrimonio naturalistico e paesaggistico, valorizzare il centro storico, i beni architettonici e di castello. Sono propositi che spesso sono solo parole. Questa volta a Moniga le hanno prese sul serio e le hanno tradotte in un Piano di governo del territorio che prevede un consumo di suolo inferiore all'1%. Per l'esattezza lo 0,96%, circa 40mila mq, di cui il 53% sono trasformazioni già previste nel vecchio Piano regolatore.
Il nuovo strumento urbanistico, redatto dallo studio associsto dell'architetto Cigognetti, è stato adottato dal Consiglio comunale il 31 marzo. Parte dal presupposto che il 49% del suolo comunale è già stato edificato. È tempo di fermarsi. Gli ambiti di trasformazione sono 5, ma di questi solo 2 non sono eredità del vecchio Piano. In tutto le previsioni sono di 98 nuovi abitanti. A tal riguardo un dato significativo è che a Moniga il 45% della famiglie hanno un solo componente: si può supporre che lo strano fenomeno sia dovuto a un discorso fiscale della prima e della seconda casa.
Dai monighesi sono comunque pervenute 117 proposte che interessavano il 18% del suolo di Moniga. «Accogliere tutte le richieste - spiega l'architetto –, avrebbe significato occupare tantissimo territorio, brucuare un capitale nel giro di un quinquennio». È stato quindi necessario distinguere le richieste per bisogni abitativi dei cittadini da quelle più speculative. In tutto 20 mila metri quadrati. Il Pgt ha durata quinquennale e le aree non edificate entro questo termine torneranno alla loro natura agricola.
Tutto il paese è sotto vincolo paesaggistico e in generale è stato seguito un principio di tutela, perché di fronte al 52% già urbanizzato c'è da chiedersi per il futuro quali siano i caratteri per riconoscersi in Moniga. Per il Piano sono il paesaggio, le colture agricole e il centro storico, che devono essere tutelati, come si sta facendo con il Parco locale sovracomunale, per cui Moniga, Manerba, Padenghe e, di recente, Soiano stanno lavorando con la Provincia di Brescia.
fonte: bresciaoggi.it
Il nuovo strumento urbanistico, redatto dallo studio associsto dell'architetto Cigognetti, è stato adottato dal Consiglio comunale il 31 marzo. Parte dal presupposto che il 49% del suolo comunale è già stato edificato. È tempo di fermarsi. Gli ambiti di trasformazione sono 5, ma di questi solo 2 non sono eredità del vecchio Piano. In tutto le previsioni sono di 98 nuovi abitanti. A tal riguardo un dato significativo è che a Moniga il 45% della famiglie hanno un solo componente: si può supporre che lo strano fenomeno sia dovuto a un discorso fiscale della prima e della seconda casa.
Dai monighesi sono comunque pervenute 117 proposte che interessavano il 18% del suolo di Moniga. «Accogliere tutte le richieste - spiega l'architetto –, avrebbe significato occupare tantissimo territorio, brucuare un capitale nel giro di un quinquennio». È stato quindi necessario distinguere le richieste per bisogni abitativi dei cittadini da quelle più speculative. In tutto 20 mila metri quadrati. Il Pgt ha durata quinquennale e le aree non edificate entro questo termine torneranno alla loro natura agricola.
Tutto il paese è sotto vincolo paesaggistico e in generale è stato seguito un principio di tutela, perché di fronte al 52% già urbanizzato c'è da chiedersi per il futuro quali siano i caratteri per riconoscersi in Moniga. Per il Piano sono il paesaggio, le colture agricole e il centro storico, che devono essere tutelati, come si sta facendo con il Parco locale sovracomunale, per cui Moniga, Manerba, Padenghe e, di recente, Soiano stanno lavorando con la Provincia di Brescia.
fonte: bresciaoggi.it
sabato 9 aprile 2011
Desenzano, Federal Mogul: via al trasloco ma il presidio non si arrende
Trenta lavoratori del «presidio» stazionavano ieri davanti al cancello d'ingresso della «Federal Mogul» di Desenzano del Garda; sul lato opposto della vecchia Statale, davanti all'azienda erano posizionati agenti di Polizia, Carabinieri, e della Polizia Locale di Desenzano.
Che ieri mattina non fosse una giornata qualsiasi a Desenzano, i lavoratori in coda per prendere i mezzi pubblici e andare al lavoro l'hanno capito subito. Troppi i manifestanti perchè anche ieri fosse una giornata come le centinaia d'altre che l'hanno preceduta.
In effetti qualcosa di diverso c'era: alle 8.30 sarebbero dovuti arrivare due camion per prelevare dalla Federal Mogul materiale di produzione (macchinari) e prodotto finito (secondo qualcuno, pistoni): nell'ambito della snervante trattativa per salvare il posto di lavoro dei tanti desenzanesi, la giornata che andava ad iniziare era di quelle campali.
Per vedere il primo camion è stato necessario attendere le 9.10: la Locale ha bloccato la circolazione in entrambi i sensi di marcia, consentendo l'accesso solamente ai mezzi autorizzati.
COME DA ACCORDI presi nei giorni scorsi, non ci sono stati problemi al momento dell'ingresso del primo camion: anzi, qualche lavoratore, forse per alzare l'umore dei colleghi, ha gridato «evviva si torna a lavorare» nel tornare a vedere dopo tanti mesi un mezzo pesante nel parcheggio della Federal Mogul. Applausi da parte dei colleghi, che, subito dopo aver lasciato passare il camion, hanno pensato bene di rimettere il gazebo al suo posto e continuare il «presidio», accompagnando ogni bancale di materiale che lasciava il magazzino, per finire sui camion, con uno scherzoso «oohhhh» di matrice calcistica. Stesso copione anche con il secondo camion, quello inviato dai vertici aziendali per asportare i macchinari, che saranno impegnati altrove. Di seguito sono entrati tre mezzi per la bonifica di parte dell'area, secondo un'operazione ampiamente programmata.
Nel pomeriggio invece la situazione ha subito un radicale cambiamento: quando davanti ai cancelli si sono presentati altri tre camion, gli operai della Federal Mogul ne hanno impedito l'accesso, a quanto pare perchè l'accordo prevedeva il «lasciapassare» per soli due mezzi pesanti deputati al trasporto del materiale. Non è servita l'insistenza degli emissari della «Federal Mogul» e solo la presenza delle forze dell'ordine ha impedito che la tensione potesse ulteriormente salire.
La speranza è che l'incontro di giovedì a Roma possa dare un futuro importante ad un'area strategica per tutto Desenzano: metriquadri che, se non saranno usati per scopi produttivi, dovranno essere in qualche modo riconvertiti.
fonte: bresciaoggi.it
Che ieri mattina non fosse una giornata qualsiasi a Desenzano, i lavoratori in coda per prendere i mezzi pubblici e andare al lavoro l'hanno capito subito. Troppi i manifestanti perchè anche ieri fosse una giornata come le centinaia d'altre che l'hanno preceduta.
In effetti qualcosa di diverso c'era: alle 8.30 sarebbero dovuti arrivare due camion per prelevare dalla Federal Mogul materiale di produzione (macchinari) e prodotto finito (secondo qualcuno, pistoni): nell'ambito della snervante trattativa per salvare il posto di lavoro dei tanti desenzanesi, la giornata che andava ad iniziare era di quelle campali.
Per vedere il primo camion è stato necessario attendere le 9.10: la Locale ha bloccato la circolazione in entrambi i sensi di marcia, consentendo l'accesso solamente ai mezzi autorizzati.
COME DA ACCORDI presi nei giorni scorsi, non ci sono stati problemi al momento dell'ingresso del primo camion: anzi, qualche lavoratore, forse per alzare l'umore dei colleghi, ha gridato «evviva si torna a lavorare» nel tornare a vedere dopo tanti mesi un mezzo pesante nel parcheggio della Federal Mogul. Applausi da parte dei colleghi, che, subito dopo aver lasciato passare il camion, hanno pensato bene di rimettere il gazebo al suo posto e continuare il «presidio», accompagnando ogni bancale di materiale che lasciava il magazzino, per finire sui camion, con uno scherzoso «oohhhh» di matrice calcistica. Stesso copione anche con il secondo camion, quello inviato dai vertici aziendali per asportare i macchinari, che saranno impegnati altrove. Di seguito sono entrati tre mezzi per la bonifica di parte dell'area, secondo un'operazione ampiamente programmata.
Nel pomeriggio invece la situazione ha subito un radicale cambiamento: quando davanti ai cancelli si sono presentati altri tre camion, gli operai della Federal Mogul ne hanno impedito l'accesso, a quanto pare perchè l'accordo prevedeva il «lasciapassare» per soli due mezzi pesanti deputati al trasporto del materiale. Non è servita l'insistenza degli emissari della «Federal Mogul» e solo la presenza delle forze dell'ordine ha impedito che la tensione potesse ulteriormente salire.
La speranza è che l'incontro di giovedì a Roma possa dare un futuro importante ad un'area strategica per tutto Desenzano: metriquadri che, se non saranno usati per scopi produttivi, dovranno essere in qualche modo riconvertiti.
fonte: bresciaoggi.it
venerdì 8 aprile 2011
Desenzano: In ospedale arriva la Finanza
La pratica della costruzione del nuovo blocco operatorio dell'ospedale di Desenzano, un investimento di 9 milioni di euro (ma il preventivo iniziale era di 4 milioni e mezzo) è stata sequestrata dalla Guardia di Finanza per essere esaminata.
SI INDAGA sulle nuove sale operatorie, inaugurate con solenni cerimonie sei mesi fa, ma ancora chiuse e inutilizzate.
Quello delle Fiamme Gialle è un «atto dovuto» dopo l'arrivo di un esposto, di fatto anonimo, in cui era riportato quale firmatario il nome di un dipendente della stessa azienda ospedaliera, che però non c'entrava nulla. Quest'ultimo, chiamato in causa, si è dichiarato estraneo. Ma qualcuno l'esposto deve pur averlo scritto.
E tanto è bastato per fare scattare un'inchiesta sul nuovo complesso di sale operatorie dell'ospedale Montecroce, che ebbe sei mesi fa anche un'inaugurazione ufficiale ma, diciamo a questo punto, virtuale.
Era il 23 settembre scorso quando a tagliare il nastro di Emodinamica, Pronto Soccorso e, appunto, nuovo blocco operatorio, venne l'assessore alla sanità lombardo Luciano Bresciani, accompagnato dall'ex dg dell'azienda Mara Azzi.
MA DA ALLORA le nuove sale operatorie sono ancora chiuse. Non vi è stata mai fatta una sola operazione.
Nel frattempo, qualcuno fa notare come «i costi siano schizzati esageratamente, anzi più che raddoppiati». Quindi sotto la lente degli investigatori ci sarebbero non solo questioni sull'esecuzioni dei lavori, ma anche su un asserito sforamento delle spese. A provocare lo sforamento sarebbero state le continue varianti necessarie a causa di un'infinità di intoppi, una vicenda che risale ad almeno 5 anni fa.
Piuttosto, si sono ravvisate presunte carenze di vario ordine nell'esecuzione dei lavori rispetto al progetto originario.
LA REPLICA del direttore generale Fabio Russo è dapprima irritata: «Io vorrei sapere come certe notizie vengano apprese dalla stampa». Poi più pacata: «Comunque, in questo momento non mi sento autorizzato a rilasciare dichiarazioni in merito, non c'è nulla di ufficiale».
D'ACCORDO, ma le sale operatorie sono comunque ancora inutilizzate, non è vero? «Sì, non sono ancora in funzione, ma il collaudo finale è stato effettuato nei giorni scorsi. Poi, dopo gli adempimenti conclusivi dei Vigili del Fuoco, ci saremo», conclude Russo che, per inciso, delle nuove sale operatorie ha raccolto soltanto l'eredità dai precedenti direttori.
Il nuovo blocco operatorio, quando entrerà in funzione, comprenderà otto sale, ma il suo cammino, si diceva, è stato in salita forse per qualche errore di valutazione dei costi.
IL CANTIERE, inoltre, subì uno stop per la presenza di alcune cisterne interrate nel piazzale interno all'ospedale. E ancora, il progetto originario subì anche una revisione perché in principio era stata prevista una diversa sistemazione del reparto di Chirurgia e la riqualificazione delle vecchie sale operatorie: interventi che, però, andavano a sfiorare altri servizi ospedalieri. I vertici di allora si accorsero che gli aggiustamenti avevano debordato rispetto all'impegno previsto inizialmente.
fonte: bresciaoggi.it, M.TO
SI INDAGA sulle nuove sale operatorie, inaugurate con solenni cerimonie sei mesi fa, ma ancora chiuse e inutilizzate.
Quello delle Fiamme Gialle è un «atto dovuto» dopo l'arrivo di un esposto, di fatto anonimo, in cui era riportato quale firmatario il nome di un dipendente della stessa azienda ospedaliera, che però non c'entrava nulla. Quest'ultimo, chiamato in causa, si è dichiarato estraneo. Ma qualcuno l'esposto deve pur averlo scritto.
E tanto è bastato per fare scattare un'inchiesta sul nuovo complesso di sale operatorie dell'ospedale Montecroce, che ebbe sei mesi fa anche un'inaugurazione ufficiale ma, diciamo a questo punto, virtuale.
Era il 23 settembre scorso quando a tagliare il nastro di Emodinamica, Pronto Soccorso e, appunto, nuovo blocco operatorio, venne l'assessore alla sanità lombardo Luciano Bresciani, accompagnato dall'ex dg dell'azienda Mara Azzi.
MA DA ALLORA le nuove sale operatorie sono ancora chiuse. Non vi è stata mai fatta una sola operazione.
Nel frattempo, qualcuno fa notare come «i costi siano schizzati esageratamente, anzi più che raddoppiati». Quindi sotto la lente degli investigatori ci sarebbero non solo questioni sull'esecuzioni dei lavori, ma anche su un asserito sforamento delle spese. A provocare lo sforamento sarebbero state le continue varianti necessarie a causa di un'infinità di intoppi, una vicenda che risale ad almeno 5 anni fa.
Piuttosto, si sono ravvisate presunte carenze di vario ordine nell'esecuzione dei lavori rispetto al progetto originario.
LA REPLICA del direttore generale Fabio Russo è dapprima irritata: «Io vorrei sapere come certe notizie vengano apprese dalla stampa». Poi più pacata: «Comunque, in questo momento non mi sento autorizzato a rilasciare dichiarazioni in merito, non c'è nulla di ufficiale».
D'ACCORDO, ma le sale operatorie sono comunque ancora inutilizzate, non è vero? «Sì, non sono ancora in funzione, ma il collaudo finale è stato effettuato nei giorni scorsi. Poi, dopo gli adempimenti conclusivi dei Vigili del Fuoco, ci saremo», conclude Russo che, per inciso, delle nuove sale operatorie ha raccolto soltanto l'eredità dai precedenti direttori.
Il nuovo blocco operatorio, quando entrerà in funzione, comprenderà otto sale, ma il suo cammino, si diceva, è stato in salita forse per qualche errore di valutazione dei costi.
IL CANTIERE, inoltre, subì uno stop per la presenza di alcune cisterne interrate nel piazzale interno all'ospedale. E ancora, il progetto originario subì anche una revisione perché in principio era stata prevista una diversa sistemazione del reparto di Chirurgia e la riqualificazione delle vecchie sale operatorie: interventi che, però, andavano a sfiorare altri servizi ospedalieri. I vertici di allora si accorsero che gli aggiustamenti avevano debordato rispetto all'impegno previsto inizialmente.
fonte: bresciaoggi.it, M.TO
martedì 5 ottobre 2010
DESENZANO.Tramonta il polo del lusso.
Dalla pagina facebook di Maurizio Maffi:
"Giovedì abbiamo fatto notte fonda in consiglio comunale. I gruppi di opposizione di centro-sinistra con costanza con tenacia e con un pò di astuzia hanno creato le condizioni e fatto emergere le difficoltà e le spaccature all'interno della maggioranza. Il risultato di aver salvato oltre 200.000 mq di campagna che le lobby e la filiera del cemento e del mattone avevano già predestinato , ci danno l'entusiasmo e la carica per procedere con determinazione verso le prossime sfide che ci attendono che guarda caso sono sempre "cemento e mattoni", argomenti che in particolar modo interessano i nostri amministratori, guarda caso in particolar modo a quelli che hanno votato contro o si sono astenuti su questa mozione."
"Giovedì abbiamo fatto notte fonda in consiglio comunale. I gruppi di opposizione di centro-sinistra con costanza con tenacia e con un pò di astuzia hanno creato le condizioni e fatto emergere le difficoltà e le spaccature all'interno della maggioranza. Il risultato di aver salvato oltre 200.000 mq di campagna che le lobby e la filiera del cemento e del mattone avevano già predestinato , ci danno l'entusiasmo e la carica per procedere con determinazione verso le prossime sfide che ci attendono che guarda caso sono sempre "cemento e mattoni", argomenti che in particolar modo interessano i nostri amministratori, guarda caso in particolar modo a quelli che hanno votato contro o si sono astenuti su questa mozione."
giovedì 16 settembre 2010
Adro, il sindaco Lancini ha evaso l’Ici: deve 20 mila euro al “suo” Comune
Il sindaco che si è fatto “paladino della giustizia”, quello che ha lasciato digiuni i “bambini morosi” in nome della giustizia e della legalità, ha evaso 20 mila euro. Secondo quanto ha stabilito la Corte di Cassazione il 23 giugno, la Eredi Lancini (azienda che fa capo al sindaco di Adro Oscar Lancini), non ha pagato 20 mila euro di Ici. Soldi sottratti, paradossalmente, proprio al Comune che il sindaco rappresenta. (bresciapoint.it)
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